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Isola dell’Asinara, l’ex carcere ora paradiso terrestre

“Lo vedo allontanarsi questo pezzo di terra dura, riarsa, senz’acqua, con pochissime opportunità e mi chiedo come sia stato possibile, infine, innamorarsi di quest’isola. E’ stato il suo vento, il suo mare con troppi colori, l’odore fortissimo del lentisco, la sua storia e le sue storie miscelate dentro questo ventre solitario. E’ stato il suo incomparabile silenzio.”
(Giampaolo Cassitta, ‘Asinara. Il rumore del silenzio’)

Sono stata sull’Asinara, nel nord-ovest della Sardegna, ormai due anni fa. Era il 2015 e avevo convinto Martin a partecipare insieme a me a un campo di formazione e volontariato organizzato sull’isola dall’associazione Libera. Tema del campo: l’antimafia. Location: il paradiso triste d’Italia, l’isola delle contraddizioni, l’ex carcere di massima sicurezza ora diventato un Eden naturalistico nascosto.

Fu una vacanza strana. Intensa e straniante, oscillava continuamente tra la densità dell’esperienza in sé e l’incredibile bellezza di cui eravamo circondati, tra il respiro del mare e gli angusti corridoi dell’ex bunker dove prestavamo servizio come volontari. Quella vacanza ci lasciò principalmente belle amicizie, una consapevolezza nuova e un grande, grandissimo privilegio: quello di aver potuto vivere l’Asinara per una settimana intera. Dopo due anni, l’isola m’è rimasta dentro come una spina.

Alcune informazioni sull’Asinara

Ex carcere, tasto dolente della recente storia italiana e riserva marina protetta, l’Asinara (Porto Torres, SS) è un angolo di mondo incontaminato color marrone, verde cupo e azzurro splendente. Con la sua forma allungata e sinuosa – pare che sia proprio la parola sinuaria a darle il nome – se ne sta lì, isolata dalla geografia e dalla sua storia densa di fantasmi, echi, vite dimenticate.

I nomi che compaiono sulla cartina – Case Bianche, Campu Perdu, Santa Maria, Stretti, Elighe Mannu, Trabuccato, Tumbarino, Fornelli, Diramazione Centrale – altro non sono che le denominazioni delle vecchie strutture del carcere: se ne vedono ancora i resti, semi diroccati e invasi dalla vegetazione che lentamente, anno dopo anno, riprende possesso di ciò che era suo. Il maestrale, le intemperie e il mare hanno scoperchiato le strutture della prigione, le sterpaglie le hanno invase ed oggi la maggior parte delle diramazioni non sono visitabili. Gli alberi sono pochi e domina la macchia mediterranea: l’euforbia, con i suoi rami contorti simili a ricami e il ginepro, ma anche il fiordaliso spinoso Cenaturea Horrida, detto anche pianta-sasso per il suo mimetismo e la sua compattezza.

Con i suoi 52 chilometri quadrati di superficie, lunga e stretta e dalle coste frastagliate, l’Asinara è divisa a metà da un lembo di terra largo poco meno di trecento metri, mentre nella parte più larga raggiunge i 7 chilometri. La parte settentrionale si allarga, si alza, i paesaggi si fanno decisamente mediterranei, mentre a sud – verso la punta meridionale vicina all’Isola Piana e a Stintino – la costa è impervia, granitica: le spiagge non sono balneabili perché protette e sembra di vedere scorci di Irlanda o di Nord Europa. Da un capo all’altro dell’isola, da Fornelli a Cala d’Oliva, la percorre un’unica strada.

L’isola del silenzio

Tanto per chiarire: sull’Asinara non ci abita nessuno. Non ci sono resort, alberghi, locali alla moda. Evitatela come la peste se in un viaggio cercate movida e infradito: all’Asinara non esiste vita notturna, per il semplice motivo che non esiste neanche una vita diurna. O meglio, come ci ha specificato il nostro responsabile di campo Ivo non appena abbiamo messo piede sull’isola: «Qui i padroni di casa sono gli animali. Noi siamo solo ospiti. Non lasciate le porte aperte di notte, ché altrimenti entrano i cinghiali a cercare cibo e se capita è un casino».

Ecco. Dove altro lo si trova un posto a cui non bisogna prestare attenzione ai ladri, ma ai cinghiali?

Oltre a loro, ci sono capre, gatti selvatici, cavallini allo stato brado e asini. I celebri asinelli bianchi spesso usati come inconsapevoli promoter turistici dell’isola sono frutto di una mutazione genetica che andrà pian piano a scomparire. Il motivo è semplice: sono sterili. Riescono a riprodursi soltanto gli asini grigi e quelli bianchi – che ancora nascono di tanto in tanto – sono sempre meno (e pare siano bullizzati dalla maggioranza). L’abbiamo trovata una cosa molto triste. Ma l’Asinara è tutta un po’ triste, sotto sotto.

L’unica possibilità di alloggio sull’isola non è a Cala Reale – dove attraccano i traghetti da Porto Torres – ma a Cala d’Oliva, il piccolo abitato dove in passato alloggiavano le guardie penitenziarie e le loro famiglie. Ci sono solo un ostello, un bar/ristorante, una chiesa e le case ormai in disuso del personale del carcere. Poco fuori dal centro abitato, ci sono invece l’ex bunker di massima sicurezza e la Diramazione Centrale, che ospita anche una piccola bottega artistica. Tutt’attorno, macchia mediterranea, sentieri, mare.

Soprattutto mare!

D’un blu che rendere l’idea è difficile, bisogna vederlo.

L’assenza di comodità turistiche è la reale bellezza del luogo, perché gli ultimi traghetti giornalieri che ritornano sulla terraferma si portano via anche le frotte di turisti color aragosta che hanno visitato l’isola in modalità mordi-e-fuggi: dalle 17.00 in avanti, l’intera isola è tutta per i pochi eletti che vi soggiornano.

Il che si traduce in albe e tramonti incontaminati e silenziosi; nella splendida Cala della Murighessa (detta anche “Cala dei detenuti”) deserta e tutta per noi; nell’acqua di Cala Sabina così limpida da vedere i pesci nuotarci tra i piedi…. In sostanza, un privilegio di bellezza naturale assolutamente indisturbata: aveva un che di sacrale sapere di essere tra i pochi fortunati che potevano godersi quella pace. Di notte, insieme al mare si sentivano ragli, belati, grugniti: niente macchine, niente motori.

Il tempo sull’isola ha un peso specifico diverso dagli altri posti che ho visitato. Così pure il silenzio. Sono due entità quasi fisiche, concrete: le puoi toccare e assaporare nell’aria salina, le senti sulla pelle, non ci sei abituato.

Storia dell’Asinara in pillole

L’isola è stata abitata fin dall’antichità grazie alla sua posizione centrale nel mar Mediterraneo: la conoscevano i greci, i fenici e i romani.

Una leggenda narra che Ercole, figlio di Giove, avesse accettato di diventare re dei Sardi stabilendosi proprio sull’isola: i romani avevano infatti ribattezzato questo angolo di terra Herculis Insula.

Nel Medioevo i monaci camaldolesi si dedicarono alla costruzione di edifici religiosi e alla coltivazione dei terreni, mentre le baie e le cale dell’isola davano riparo temporaneo a pirati e corsari: pare che lo stesso Barbarossa avesse qui trovato dimora!

Passata poi sotto il dominio aragonese e asburgico, l’Asinara andò infine alla Casa Savoia. Nel frattempo, pastori sardi e pescatori liguri – provenienti principalmente da Camogli – si erano insediati sull’isola: vi restarono fino al 1885, quando una legge firmata da Re Umberto portò l’esproprio dell’isola per la creazione di una colonia penale agricola e di una stazione sanitaria di quarantena. Gli abitanti furono così costretti ad andarsene.

Da campo di concentramento per i prigionieri serbi e austro-ungarici durante la Prima Guerra Mondiale, la colonia penale sull’Asinara divenne nei primi anni Ottanta un carcere di massima sicurezza. Vi furono internati capi-cosca, terroristi politici, camorristi, pezzi grossi di Cosa Nostra, e allora divenne un nome sporco di violenza, di sangue, di rivolte dietro le sbarre.

È strano pensare a quanti stralci della storia nera del nostro Paese siano passati su questa piccola isola dimenticata: la “rivolta delle caffettiere” nel carcere di Fornelli, la detenzione di Raffaele Cutolo, l’isolamento di Totò Riina… Anche Paolo Borsellino e Giovanni Falcone nel 1982 trascorsero alcuni mesi sull’isola per motivi di sicurezza, mentre scrivevano gli atti del maxi processo di Palermo: la permanenza dei due magistrati simbolo della lotta alla mafia è testimoniata da una targa sulla cosiddetta “casa rossa”, a Cala d’Oliva.

Infine, nel 1997, il carcere venne chiuso e l’isola fu trasformata in area marina protetta e parco nazionale.

Io ci penso e ripenso, e non posso fare a meno di dirmi che l’Asinara, forse, è così splendida e triste allo stesso tempo perché lì, più che in altri posti, il paradiso della natura ha convissuto tanto a lungo con l’inferno dell’uomo. Questi solchi l’isola se li porterà dentro per sempre: nelle sbarre arrugginite delle celle, nei cortili abbandonati, nei suoi asinelli bianchi, negli occhi disincantati di chi la invade con le jeep turistiche e poi se ne va in una nube di polvere, senza averla capita né vissuta davvero.

Asinara, alcuni consigli…

Come già accennato, l’isola dell’Asinara è indimenticabile se in una vacanza o un viaggio cercate il gusto selvaggio e aspro di una terra riarsa, dura, da scoprire con pazienza. È splendida, ma va capita e interpretata: ricca di contraddizioni e gravata dal peso di una storia ambigua e anche “scomoda”, è un lembo di terra di grande fascino anche se si sceglie di visitarla in un solo giorno.

  • Come arrivare. I traghetti percorrono soltanto due tratte, Stintino-Fornelli oppure Porto Torres-Cala Reale. Fornelli e Cala Reale si trovano ai capi opposti dell’isola, a circa un’ora di distanza (in auto) l’uno dall’altro. QUI potete trovare le indicazioni per le partenze da Stintino, mentre QUI quelle per la Sara D della Decomar che salpa da Porto Torres. Ricordate che gli ultimi traghetti salpano per il rientro attorno alle 17.30! Se invece si desidera arrivare all’isola con la propria imbarcazione, si può accedere all’area marina protetta soltanto a vela, ormeggiandosi ai campi boa esterni. Per le barche a motore ci sono ulteriori restrizioni. Contattate sempre la Guardia Marina e informatevi bene prima, perché molte aree sono off limits e si rischia di incorrere (giustamente!) in multe salate in caso di effrazioni. Nota tecnica: in caso di maestrale forte, i traghetti non partono. Quindi controllate le previsioni meteo!
  • Come visitare l’isola. Se volete godervi l’isola in giornata, potete scegliere se girare a piedi, effettuare un tour guidato (solitamente partono da Stintino e comprendono traghetto, tour dell’isola in fuoristrada, visite al carcere con guide autorizzate e pausa mare) oppure noleggiare le biciclette. Le biciclette sono anche l’unico mezzo di trasporto che vi è consentito portare sull’isola. Un consiglio personalissimo: le spiagge e le zone maggiormente balneabili si trovano attorno e oltre Cala d’Oliva, quindi potrebbe essere meglio attraccare a Cala Reale e muoversi da lì, per risparmiare tempo. La butto lì: siete in una riserva naturale protetta di rara bellezza, siete davvero sicuri di volervela vedere in jeep? 🙂 QUI il sito del comune di Porto Torres, che illustra le possibilità di spostamento sull’isola con i relativi contatti.
  • Cosa vedere. Non tutte le strutture del carcere sono visitabili. Quando siamo andati noi, Fornelli era stata chiusa da poco per problemi di instabilità, ed è stato un peccato: meglio informarsi prima. È comunque possibile visitare il bunker a Cala d’Oliva – che è stato assegnato poi all’associazione Libera perché ne gestisse gli spazi e vi allestisse mostre tematiche sulle figure dell’antimafia, le vittime innocenti e la storia della resistenza civile nel nostro paese – e la Diramazione Centrale. Ovviamente, cito anche le bellissime spiagge di Cala dei Detenuti e Cala Sabina. Soltanto un avvertimento: Cala dei Detenuti non è una vera e propria spiaggia, quanto piuttosto una piattaforma di legno sull’acqua limpida. Negli orari di punta rischia di essere affollata e scomoda. Una chicca da non perdere è anche il Centro Recupero Animali Marini (informatevi però sugli orari di apertura!).
  • Cibo e pernottamento. Come già detto, l’Asinara non è terra di locali né di supermercati quindi forse è meglio portare un pranzo al sacco per l’escursione in giornata (e molta acqua: l’isola è assolata e non vi sono fontane o sorgenti). Se invece intendete fermarvi a dormire… La possibilità è solo una e si chiama Ostello Cala d’Oliva, gestito dalla cooperativa Sognasinara e unico ostello dell’isola. Offre anche colazione e cena e, bisogna ammetterlo, è spartano ma non per questo particolarmente economico: la cosa ha senso, visto che l’Asinara non è e non può essere un luogo da frotte di turisti. La cooperativa gestisce anche il bar-ristorante a Cala Reale.
  • Il parco nazionale dell’Isola dell’Asinara. L’isola è parco nazionale e area marina protetta e gode di un ecosistema ricco e incontaminato, frutto degli anni di isolamento e non sfruttamento da parte del turismo. Ricordatevelo e rispettate l’ambiente! Sull’isola non mancano i cartelli che spiegano le limitazioni e gli accorgimenti (non si possono introdurre i propri animali domestici, nutrire gli animali locali, lasciare in giro spazzatura, campeggiare, eccetera), e la Forestale è molto attiva. Sul sito del Parco troverete tutte le informazioni necessarie.
  • Il campo di Libera. L’associazione, attiva nella lotta alla criminalità organizzata e nella valorizzazione dell’impegno civile, organizza ogni anno in tutta Italia campi di volontariato sui beni confiscati alle mafie, oppure in località-simbolo di questo impegno. Il campo all’Asinara rientra in questa seconda categoria ed è incentrato sulla formazione e sulla conoscenza delle storie di personaggi come il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
  • Da sapere. Il telefono prende pochissimo. Internet ancora meno. Questione di gusti, ma per noi questo è stato un gran bene 🙂
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