Consigli

Alla scoperta di Bergamo, la città dalle due anime

Chiudete gli occhi e immaginate due città in una: bassa e alta, fashion e sonnacchiosa, moderna e retrò, locali innovativi e botteghe tradizionali, atmosfere super chic e profumi di paesino. Impossibile, dite?

Forse allora non siete ancora stati a Bergamo, e vi tocca provvedere al più presto.

Nota principalmente per l’aeroporto di Orio al Serio e la tipica polenta, Bergamo in realtà si conquista a pieno titolo il diritto di sedere accanto alle mete lombarde più blasonate grazie alla sua continua capacità di stupire, alla bellezza dei suoi scorci e alla molteplicità delle sue anime nascoste. Città da scoprire con calma, gustando sia le preziosità artistiche che il dolce far niente delle passeggiate tra i vicoli, Bergamo si svela lentamente ed è capace di conquistare anche il più scettico dei visitatori.

Bergamo Alta, itinerari possibili

Si cominci da Città Alta, il vero cuore della città, dove vi condurrebbe qualsiasi bergamasco pur fingendo di non avere un animo poetico: uno skyline di torri, cupole e vecchie case color sabbia arroccate sulla collina e protette alle spalle dalle sagome delle Prealpi Orobie. Protetta dalle Mura Venete perfettamente conservate e nominate patrimonio dell’UNESCO, Città Alta si può raggiungere in auto, con la storica funicolare attiva dal 1887 oppure a piedi, percorrendo le ripide scalette pedonali che la uniscono a Città Bassa. È una faticaccia, ma fidatevi: il panorama dalle mura compensa tutti gli sforzi.

Le Mura Venete

Le mura rappresentano, per i bergamaschi e non solo, un’infinità di cose:

  • Romanticismo: che sia al tramonto o all’alba, di notte o in pieno giorno, in un pomeriggio di nebbia o in una limpida giornata d’estate, le Mura sono il posto più romantico di tutta Bergamo. Tra lampioncini un po’ vecchiotti, panchine panoramiche e viali alberati, sono perfette per una passeggiata mano nella mano o per dolci baci improvvisi.
  • Relax: lungo le Mura si susseguono prati, parchi e angolini verdi. Tra il panorama mozzafiato della pianura sottostante e gli scorci della città vecchia alle spalle, sono l’ideale per dormicchiare, leggere e rilassarsi. Moltissimi universitari – Bergamo è un vivacissimo polo accademico – hanno eletto le Mura a sala studio, specialmente in primavera ed estate, e c’è un motivo.
  • Filosofia: sarà il paesaggio, sarà la sensazione di dominare il mondo da lassù, ma le passeggiate sulle Mura generano una certa tendenza alle conversazioni profonde e alle considerazioni filosofiche…
  • Fuga: sottinteso “da scuola”. Le mura sono tra i posti preferiti dagli studenti che bigiano. Si contende il primato il Parco della Rocca, che comunque è anch’esso costruito sulle mura.
  • Reminiscenze e improvvisazioni geografiche: “Vedi là? Ecco, quella è Milano”. “Ma va’, Milano è più da quella parte!”. “E quella che valle è?”. “Sai, sie sèmper che con la me fomna” (trad: “ero sempre qui con mia moglie”). “An sia suegn!” (“Eravamo giovani!”). Eccetera.
  • Fotografie: Sempre e comunque. Foto romantiche, foto di gruppo, foto in posa, foto con la nonna, selfie, eccetera.

Le scalette

Poi ci sono le scalette che uniscono i due livelli di Bergamo. Sono sottili reticoli sconnessi e ombrosi di gradini e acciottolato che si arrampicano tra vecchie case e muriccioli: a parte le più frequentate (tipo quella che arriva a Porta San Giacomo), di notte sono molto buie. Il che è un bene, perché si vedono le lucciole e hanno tutto un loro fascino, ma anche un male, perché si rischiano le caviglie ad ogni passo. Inoltre sono pur sempre stradine buie e isolate: meglio tenerlo presente.

Qualche consiglio? Non fare con i tacchi. O comunque non con scarpe scomode. E farle di giorno: sono molto più suggestive e sembra di essere in campagna.

Vi segnalo un bell’articolo in cui sono stati raccolti i percorsi di tutte le scalette: dateci una lettura e programmate la prossima salita, non ve ne pentirete!

Città Alta, la Bergamo più suggestiva

Città Alta sembra una vecchia scorbutica che però poi sorride, mostra i denti vecchiotti e intanto ti accoglie con profumo di dolcetti e caffè.

Che si scelga di salire in Città Alta dalla Fara o da Colle Aperto, da Porta San Giacomo o dalla più discreta Porta San Lorenzo, poco cambia: i vicoli, le botteghe artigiane e le trattorie di cucina tipica fanno pendant con l’eleganza di Piazza Vecchia, il marmo bianco della biblioteca Angelo Maj e del Duomo, gli arazzi della Basilica di Santa Maria Maggiore e i silenzi dei vecchio chiostri, come quello dell’ex convento San Francesco in via San Pancrazio, angolino di Città Alta molto meno battuto della via Colleoni, anche chiamata affettuosamente “Corsarola”.

Città Alta mantiene intatte le caratteristiche da borgo medievale: le strade sono strette, le case addossate, gli scorci che si aprono qua e là mostrano cortiletti e balconi fioriti, i vecchi lavatoi e piazzette minuscole, accanto alle quali esplodono poi le linee austere e raffinate dei palazzi di epoca veneziana, l’equilibrio architettonico di Piazza Vecchia, la magia suggestiva delle torri e delle chiese.

“Non si può più toccare neanche una pietra, sarebbe un delitto. […] Ogni frastuono, ogni fragore di macchina dovrebbero essere banditi come profanazioni esecrabili.”

Così diceva il celebre architetto Le Corbusier a proposito di Piazza Vecchia – da lui definita “una delle più belle piazze della Terra” – e su Città Alta, per cui auspicava il bando totale delle automobili così da potersi godere la bellezza del borgo. Io sono sempre stata decisamente d’accordo con lui.

Una nota doverosa. Ora che l’aeroporto di Orio al Serio è diventato uno dei più affollati d’Italia, Bergamo in generale e Città Alta in particolare hanno subito un’invasione di turisti assolutamente inedita nella loro storia: il mondo pare essersi accorto che la città è bella, ben tenuta e suggestiva e questo si traduce in weekend affollatissimi. Se potete scegliere, optate per una visita in settimana: ci sarà più calma.

La Valle di Astino e il suo monastero

Se da Porta Sant’Alessandro in Città Alta si imbocca via Sudorno e si scende poi lungo via Astino,  con una piacevole camminata tra terrazzamenti, piante di fichi e vecchie case si raggiunge una delle perle più nascoste del territorio di Bergamo: il Monastero di Astino, che prende il nome dall’omonima valle agricola in cui è inserito fin dal Medioevo e che rappresenta una delle più peculiari strutture storiche nel Parco dei Colli.

E’ un posto suggestivo, fuori dal tempo, che – mare a parte – ricorda più la Liguria che la Lombardia.

Da Città Alta al monastero ci si mette circa un’oretta, ma prima di immergervi nella natura vi consiglio di lasciarvi trasportare alla scoperta di Borgo Canale, il quartiere che si apre appena oltre Porta Sant’Alessandro e attorno alla chiesa di Santa Grata. Vi troverete vecchie case, atmosfere da borgo dimenticato, un grande silenzio e molti meno turisti rispetto alle vie del centro.

Il Monastero di Astino, un po’ di storia

Fondati nel 1107 da un gruppo di monaci vallombrosiani guidati dall’abate Bertario, il monastero e l’adiacente chiesa del Sacro Sepolcro godettero di un certo sviluppo grazie alla posizione strategica  tra Città Alta e il quartiere Longuelo, in Città Bassa. Inserita a vario titolo nelle vicende storiche che coinvolsero la provincia di Bergamo nella contrapposizione tra i Visconti e la Serenissima, la struttura sopravvisse fino al 1797 quando il Comune di Bergamo la soppresse e ne assegnò i beni all’Ospedale Maggiore, che a sua volta lo utilizzò come manicomio dal 1832 al 1892. Destinato poi ad attività agricole e ceduto a soggetti privati, deve la sua rivalorizzazione al progetto di costruirvi un centro golfistico, che suscitò le proteste dei residenti e spinse infine nel 2012 la Fondazione MIA ad interessarsi dell’area e occuparsi del restauro.

Dal maggio 2015 il Monastero e le costruzioni limitrofe sono nuovamente accessibili al pubblico: vi si possono ammirare i resti in stile romanico della primissima struttura, gli affreschi e i fregi nelle sale conventuali frutto del restauro seicentesco e rimasti per anni coperti da mani di bianco, il chiostro e la Chiesa del Sacro Sepolcro. Non solo: inserita in un progetto di rivalorizzazione generale, vi trovano posto un bistrò, un bookshop e punto informativo, una cantina vinicola ed una terrazza nel verde, mentre i terreni circostanti sono stati inseriti in diversi progetti di agricoltura biologica in occasione di Expo 2015.

Città Bassa, l’anima mondana di Bergamo

Borgo d’arte, di storia di cultura – ha dato i natali al compositore Gaetano Donizetti a  cui è dedicato il teatro cittadino e ospita sul suo territorio musei di fama internazionale come la Galleria Carrara o la Gamec, – Bergamo offre occasioni di svago anche agli amanti dello shopping e della vita mondana: lungo il Sentierone e via XX Settembre in Città Bassa si susseguono negozi alla moda, librerie e localini da aperitivo.

Un suggerimento? Se amate la movida, fate due passi in più e raggiungete Borgo Santa Caterina: sonnacchioso sobborgo della città, nelle sere d’estate tra le case vecchiotte e colorate si accende la vita notturna bergamasca, grazie ai numerosissimi bar e ristorantini che, con i tavoli e le sedie all’aperto, aggiungono al quartiere un tocco bohemienne difficile da dimenticare.

Un altro suggerimento? Lasciatevi trasportare fino alla bella Piazza Pontida: tra portici, fontane e caffetterie, potrete assaporare un attimo di relax. Da lì potete scegliere se percorrere via San Bernardino, con i suoi locali e negozietti multietnici, oppure se salire verso Città Alta, esplorando botteghe e atelier di artigianato e sartoria.

Consigli e curiosità…

  • Andare a Bergamo e non assaggiare la polenta o i “casonsèi” (i ravioli locali conditi con pancetta, burro fuso e salvia) è come andare al mare e non provare il pesce. Mettete per un attimo da parte le diete e gustatevi le tipiche ricette contadine della zona: potete trovarle in qualunque trattoria e ristorantino che si rispetti. Se siete in Città Alta, vi consiglio il Circolino: cucina tipica, prezzi abbordabili ed uno splendido giardino pergolato dove mangiare in tranquillità (ma ricordatevi di prenotare, è sempre pienissimo di gente!).
  • Se ai ristoranti preferite le soluzioni più comode e informali, in Piazza Mercato delle Scarpe (Città Alta) c’è il migliore fast-food che possiate trovare: si chiama PolentOne ed è nato dall’idea di un bergamasco che ha reso fast il tipico food della zona, cioè la polenta! La si può scegliere gialla o taragna e condire con salse, verdure o formaggi.
  • Il dolce tipico locale è una polentina di marzapane dolce con cioccolato chiamata “Polenta e osei”, nome in dialetto che sottolinea la somiglianza del dolcetto con un altro piatto tipico della tradizione gastronomica bergamasca, la polenta con i capponi!
  • Dietro Piazza Vecchia ci sono il Duomo, la stupenda Basilica di Santa Maria Maggiore con il battistero e la Cappella Colleoni. Una leggenda dice che toccare lo stemma della famiglia Colleoni posto sull’inferriata – le cosiddette “tre palle del Colleoni”! – porti fortuna. Chissà!
  • Lo sapevate che la maschera dell’Arlecchino è di origine bergamasca?
  • Nonostante la si consideri talvolta una città un po’ provinciale e bigotta, Bergamo vanta una florida e ricchissima tradizione teatrale. Accanto al teatro Donizetti di Città Bassa e al teatro Sociale in Città Alta, sono sempre proliferate le compagnie teatrali amatoriali e i festival dedicati. Qui potete trovare una mia intervista di qualche anno fa al direttore del Donizetti, Massimo Boffelli, che ben racconta questa vivacità.
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