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Clusone, la Città Dipinta in provincia di Bergamo

In dialetto bergamasco è Clüsù, i suoi abitanti si chiamano baradèi e dopo anni e anni di studi non è ancora chiaro da cosa derivi esattamente il suo nome. Clusone, nella Valle Seriana in provincia di Bergamo, è una cittadina di cui non sapevo se scrivere o no. Temevo il conflitto d’interessi, visto che ci sono nata ed è ancora il posto con cui rispondo alla domanda “Di dove sei?”.

Poi però mi sono decisa a mettere mano alla tastiera. Come con i quadri impressionisti, anche con la propria terra natia capita che ci sia bisogno di allontanarsi per vederne chiaramente i pregi, mentre i difetti sono evidenti fin da subito.

Dopo anni a Milano, ho capito qual è il vero problema di Clusone.

Clusone è ricca, bellissima, vanta storia antica e monumenti di pregio, ha carattere e paesaggi da levare il fiato, però è la prima a non credere in se stessa. E’ una cittadina turistica che turistica davvero non lo è mai diventata. Nonostante la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, l’antico soprannome di “Città Dipinta” per gli affreschi che ne decorano il centro storico e la quantità di gente che ogni stagione la scopre con meraviglia, è come se con il turista si sentisse sempre un po’ a disagio. E questo, lasciatemelo dire, è un vero peccato.

Clusone, identikit di una piccola città con una grande storia

Ve lo dico subito, così vi mettete l’anima in pace. Clusone è a tutti gli effetti una cittadina di montagna: se cercate caldo, sole spaccapietre e ciabattate relax nel centro, forse è meglio puntare ad altri lidi. Se invece amate i paesaggi montani e i piccoli borghi ricchi di storia, le salite non vi spaventano e le camminate outdoor vi piacciono, allora siete nel posto giusto.

Vista sull’altopiano di Clusone

Situata a 35 chilometri da Bergamo e a solo un’ora e mezza di macchina da Milano, Clusone dal 1801 è una città a tutti gli effetti. E’ il centro principale dell’altopiano a cui dà il nome, in cima alla Valle Seriana, ed ha un grande pregio: ha le comodità e le caratteristiche di una cittadina pur essendo immersa nelle Prealpi Orobie. Montagna e cultura. Agio e natura selvaggia, a braccetto.

Il fatto è che Clusone è un po’ come una donna di paese, affascinante ma leggermente indurita dal sospetto verso ciò che è altro da sé. Per svelarsi agli sconosciuti pretende tempo: ne tasta la motivazione, resta celata a chi va di fretta, volge le spalle al villeggiante che un po’ consuma e un po’ la disprezza, studia con circospezione i nuovi turisti slow. Gli stranieri non sempre le piacciono. Però lei piace agli stranieri, quindi immagino si debba rassegnare, prima o poi.

Cosa vedere a Clusone?

Veduta su Clusone (ph. Paolo Picciati – Wikimedia)

Iniziate dal centro storico, vero cuore pulsante della cittadina con i suoi palazzi antichi e le sue chiese (la radicata religiosità popolare dei bergamaschi è cosa nota) ma sappiate che per apprezzare Clusone bisogna fare un po’ di caccia al tesoro. Clusone custodisce le sue bellezze con timida gelosia: che si tratti di piccole corti affrescate, della monumentale austerità della Basilica di Santa Maria Assunta o della sobria eleganza delle piazze sbilenche che si aprono tra i vicoli, Clusone si offre con la ritrosia tipica della sua gente, ma è comunque capace di conquistare.

Ne sapeva qualcosa gente come Giuseppe Verdi o Alessandro Manzoni, assidui frequentatori della cittadina e dei suoi salotti letterari in tempi non sospetti!

La Basilica di Santa Maria Assunta

La Basilica di Santa Maria Assunta vi accompagnerà per tutto il vostro soggiorno clusonese, perché la vedrete sempre lì. Sta nel punto più alto del centro storico, bianca come un enorme giglio, e tutte le case aggrappate alle sue gonne marmoree sembrano pulcini vecchiotti con la chioccia.

Pare che la Basilica sia stata edificata sulle rovine di un tempio romano dedicato alla dea Diana, ma non si conosce la pianta del tempio né la struttura della chiesa primitiva.

L’attuale chiesa,  consacrata nel 1711, merita una visita per tutta una serie di motivi. Ve ne elenco qualcuno:

  • è il principale luogo di culto della città, nonché uno dei suoi monumenti simbolo;
  • le tre scalinate che conducono al sagrato e al portico meritano da sole una visita. Tradizionalmente, la scalinata centrale è quella percorsa dalle spose a braccetto con il padre, mentre lo sposo attende sul sagrato. Su quella di sinistra, curvilinea, si fa solitamente la foto dopo la cerimonia con tutti i parenti;
  • l’interno della basilica è completamente affrescato. Gli affreschi sono stati restaurati da pochi anni, così come gli altari laterali, ed ora  è un tripudio di colori e decorazioni;
  • dal sagrato si gode di un’ampia vista su tutto l’altopiano. Passateci al tramonto, non ve ne pentirete!
  • sul sagrato della basilica si affaccia l‘Oratorio dei Disciplini con il celebre affresco della Danza Macabra…

L’Oratorio dei Disciplini con la Danza Macabra

L’Oratorio dei Disciplini fu costruito nella seconda metà del XVI secolo accanto alla basilica, ed era la sede della Confraternita dei Disciplini, cioè laici preoccupati per la salvezza della propria anima che si sottoponevano ad una vita di preghiera, penitenza e autoflagellazione. Gente allegra, insomma.

Sulla facciata esterna dell’edificio si dispiega quella che è una vera e propria antologica iconografica medievale sul tema della morte: il ciclo pittorico, ad opera di Giacomo Borlone de Buschis, risale al 1484-1485 e raffigura il “Trionfo della Morte”, la “Danza Macabra” e “L’incontro dei tre vivi e dei tre morti”. E’ inoltre tra i più completi d’Europa sul tema.

Diciamocelo: c’è una sorta di fatalismo ironico nel modo con cui nei secoli passati ci si approcciava al tema del trapasso. Ricchi e poveri, non c’era differenza. Su tutti svetta lo scheletro della Morte con i sui moniti:

Gionto (e sonto) per nome chiamata morte / ferisco a chi tocherà la sorte;/ no è homo chosì forte/che da mi no po’ a schanmoare”, “Gionto la morte piena de equaleza/sole voi ve volio e non vostra richeza/ e digna sonto da portar corona/perché signorezi ognia persona”.  E ancora: Ognia omo more e questo mondo lassa/chi ofende a Dio amaramente pasa” e Chi è fundato in la iustitia e (bene)/ e lo alto Dio non discha(ro tiene)/la morte a lui non ne vi(en con dolore)/ poy che in vita (lo mena assai meliore).

L’Orologio Planetario Fanzago e il palazzo comunale

A Clusone esiste un orologio che gira in senso antiorario e indica al tempo stesso l’ora, il mese, il segno zodiacale, la durata della notte, le fasi della luna e le costellazioni nella volta celeste. L’Orologio Planetario Fanzago è stato costruito nel 1583 dall’ingegnere e matematico clusonese Pietro Fanzago e da allora continua a segnare lo scorrere del tempo nella cittadina: collocato sulla facciata sud della torre del municipio, funziona ancora con gli ingranaggi originali in legno, ferro battuto e contrappesi di pietra e viene caricato a mano ogni mattina.

Il compito spetta ad una famiglia storica di orologiai clusonesi, che hanno la bottega proprio sull’omonima piazza.

  • PRO. L’Orologio Fanzago è bellissimo. Non lo dico perché sono di parte: è davvero uno spettacolo incredibile. E anche la piazza, con il palazzo comunale e i porticati, è suggestiva e indimenticabile. Vi avverto, vi troverete anche voi naso all’insù a cercare di decifrare le indicazioni delle lancette dorate…
  • CONTRO. Il meccanismo interno dell’orologio è visitabile soltanto tramite le (rare) visite guidate. E’ un vero peccato, perché è molto affascinante osservare la struttura interna e capire come funziona. Potete comunque provare a contattare il Museo Mat – Arte Tempo oppure la Turismo Pro Clusone per sapere quando sono in programma le visite.

Per quanto riguarda il palazzo comunale, merita una visita anche solo per i bellissimi affreschi votivi e stemmi nobiliari di famiglie veneziane che ne decorano la facciata (il dominio della Serenissima su Clusone coincise con il periodo di massimo splendore artistico e culturale della cittadina).

Chiese, chiesette e cappelle votive a Clusone

La basilica sarà pure la più grande, ma non precludetevi di vedere anche le altre chiese e chiesette che punteggiano il centro e la periferia di Clusone. Alcuni esempi? Eccoli:

  • Chiesa della beata Vergine del Paradiso (semplicemente chiamata “chiesa del Paradiso”). E’ situata nel centro storico, in Piazza del Paradiso, ed è legata ad un’immagine della Pietà che nel 1495, dopo essere stata sfregiata con un colpo di spada, pare abbia lacrimato tre gocce di sangue. E’ più austera e severa della basilica ma – parere personale – io la trovo più sacrale.
  • Chiesa di San Defendente. E’ una tappa obbligata se alle grandi e imponenti basiliche preferite le piccole chiesette votive frutto della devozione popolare. Questo minuscolo edificio fu costruito nel 1470 durante una pestilenza e dedicato ai santi protettori dall’epidemia, San Rocco e San
    Defendente, raffigurati negli affreschi interni rispettivamente ventisei e venticinque volte.
  • Chiesetta del Carmine. Minuscola, praticamente nascosta, sono molti gli stessi clusonesi che non saprebbero ricordare dove si trovi. Situata vicino a Piazza Baradello, era fino all’inizio dell’Ottocento annessa al convento delle Dimesse di S. Orsola.
  • Chiesa di Sant’Anna. Anch’essa da il nome alla piazzetta omonima che la ospita. Costruita nel 1487, faceva parte della Corte di Sant’Anna, che ospitava il convento e il chiostro delle suore Terziarie francescane.  In passato doveva essere bellissima, interamente affrescata, ma devo dire che non è tra le mie preferite.
  • Chiesa di Santa Maria Maddalena e San Rocco (altrimenti nota come Chiesa dei Morti Nuovi). Dei Morti Nuovi perché la Cappella dei Morti vecchi era un’altra, edificata dopo l’epidemia di peste del 1630. Situata nella frazione Fiorine, la chiesa dei Morti Nuovi fu costruita nel 1795: poiché la nuova strada non permetteva più il passaggio davanti alla vecchia cappella, i clusonesi ne vollero edificare una nuova per commemorare i morti della peste.
  • Chiesetta della SS. Trinità sul Monte Crosio. Salite quassù se volete coniugare la visita spirituale alla possibilità di fare bellissime fotografie sull’altopiano di Clusone. Costruita attorno al XVI secolo su un precedente sito religioso, si può raggiungere solo a piedi. Niente di infattibile comunque: in dieci minuti si arriva.
  • Chiesa di San Lucio. E’situata a 1027 metri sul livello del mare, sul Monte San Lucio, ed è stata costruita nel Cinquecento dai mandriani che trascorrevano molti mesi in alpeggio.

Clusone e i suoi palazzi

Quando si passeggia per le vie del centro storico, ci si rende conto che Clusone è sì una cittadina di provincia, ma di sicuro ha sempre avuto anche una certa classe signorile. Accanto alle chiese, infatti, ci sono molti palazzi, che parlano di una storia antica e nobiliare.

Alcuni sono privati e non visitabili come il Palazzo Fogaccia (ahimè), mentre altri sono aperti: il Palazzo Marinoni-Barca, ad esempio, in passato ha ospitato la biblioteca comunale mentre ora è sede del Museo Mat – Arte Tempo. Altri pregevoli palazzi locali sono il Palazzo Carrara-Spinelli e il Palazzo Bonicelli-Della Vite.

Clusone tra sentieri, paesaggi e borghi

Negli ultimi anni, Clusone e gli altri paesi dell’altopiano (Rovetta, Fino del Monte, Onore, Songavazzo, Castione della Presolana) stanno cominciando ad attrarre sempre di più un turismo cosiddetto slow and smart. Potrà sembrare una cosa scontata, ma non dimenticate che stiamo parlando di zone che fino a pochi anni fa erano meta di villeggiatura più che di turismo, e si riempivano per i mesi estivi di milanesi alla ricerca di aria fresca.

I locali chiamano i villeggianti cicia nèbia o bauscia (da quando abito a Milano lo sono diventata un po’ anche io) e vige sempre un certo amore-odio a riguardo. Amore, perché i villeggianti hanno trainato l’economia estiva della zona per anni. Odio, perché tradizionalmente i montanari disprezzano i cittadini (e vedendo villeggianti che ciabattano in infradito sui sentieri alpini, forse un po’ di ragione ce l’hanno…).

Ora il modello-villeggiatura sta declinando a favore di un turismo più attento all’ambiente e orientato alla scoperta dei luoghi nascosti, delle bellezza naturalistiche meno conosciute e dei borghi antichi. In questo senso, l’altopiano di Clusone e l’Alta Valle Seriana sono il top.

Itinerari a Clusone e dintorni (per tutti i gusti)

A Clusone si possono fare semplici e piacevoli camminate così come escursioni più impegnative. Per i percorsi dettagliati e i consigli precisi, vi consiglio di contattare la sezione locale del CAI, che può fornire anche le cartine dei sentieri più impegnativi.

Eccovi intanto alcuni esempi di passeggiate e camminate sul territorio clusonese.

  • San Lucio. Situata a sud dell’altopiano, San Lucio è una meta quasi obbligata per tre motivi: è facile arrivarci (anche in auto, sebbene la strada sia tutta a tornanti e sterrata), da lassù si gode un panorama bellissimo sull’altopiano ed è tappa di partenza per altre escursioni piacevoli. Last but not least, al Rifugio san Lucio si mangia da dio, e tutta cucina locale. Casoncelli (i tipici ravioli ripieni di carne e conditi con burro fuso, pancetta e salvia), coniglio con la polenta e funghi trifolati la fanno da padroni, meglio se presi sulla terrazza panoramica.
  • Fontanino della Mamma. Non è ben chiaro da cosa derivi il nome. Essendo una località molto vicina al paese, probabilmente si riferisce all’abitudine delle donne del centro storico di prendere quassù l’acqua per i figlioli. L’antico acquedotto che riforniva la parte nord-est di Clusone proveniva da questa fonte. E’ una passeggiata piacevolissima e facile. Il sentiero parte da dietro la Basilica di Santa Maria Assunta e prosegue nel bosco per circa mezz’ora, toccando dapprima il Fontanino del Papà per proseguire poi fino a quello della Mamma. Ideale per una camminata relax nel verde.
  • Monte Crosio. Restiamo sempre nelle camminate facili facili. Il Monte Crosio è una collinetta nel bel mezzo dell’altopiano e, come abbiamo visto prima, è sormontato da una chiesetta minuscola. Ci si arriva in meno di un quarto d’ora, seguendo un sentiero costeggiato dalle varie stazioni della Via Crucis, ma può essere una passeggiata rilassante, soprattutto visto il bel panorama dalla cima.
  • Monte Cimiero (Simèr), Monte Blum, Parè. Alle spalle del centro storico troviamo il Monte Cimiero, ol Simèr per i clusonesi. Lo si raggiunge comodamente, con una bella camminata nella pineta. Solitamente, il Monte Cimiero è inserito in escursioni più ampie, che passano da qui e poi proseguono verso il Monte Blum (1310 mt) e successivamente verso Parè (1642 mt): bellissime e panoramiche, queste escursioni le consiglio a chi è un poco più esperto e non si lascia spaventare da un po’ di fatica in più.
  • Pizzo Formico. Consiglio: arrivate a San Lucio in auto, parcheggiate e poi – scarponi da trekking ai piedi – salite al Pizzo Formico (1636 mt). Non è una camminata dalle grosse criticità, ma c’è un bel dislivello e può risultare faticosa: ne vale comunque la pena. Il paesaggio cambia, si passa dal bosco di caducifoglie alla pineta, che cede poi il passo ai prati di montagna aperti e ai pascoli fino ad arrivare alla croce di ferro sulla vetta. Personalmente, è una delle escursioni che preferisco.

La Presolana, regina dell’altopiano

Non si può parlare delle Orobie senza citarne la regina per eccellenza, la Presolana (2.521 mt). Situata tra la Valle Seriana e la Val di Scalve, tecnicamente non fa parte del territorio di Clusone. Ma poco importa, perché lei è e rimane la grande star della zona.

La Presolana sembra un angolo di Dolomiti trapiantata nelle Prealpi Orobie. La sua sagoma tozza e rocciosa, che si tinge di rosa e oro all’alba e al tramonto, è la compagna austera e imprevedibile di chiunque vada alla scoperta dell’altopiano. Sulle sue pareti si sono cimentati alpinisti nostrani e stranieri e la sua vetta più occidentale ed elevata fu scalata per la prima volta nel 1870. Ad oggi la percorrono numerosi sentieri e vi sono svariati rifugi, sia adatti sia a escursionisti esperti che a camminatori della domenica. Ammetto con una certa vergogna che per quanto riguarda la Presolana io appartengo alla seconda categoria e non ho mai raggiunto la vetta.

Sulla Presolana sono state tramandate numerose e suggestive leggende. Una di esse riguarda il suo nome, che deriverebbe dalla pesante sconfitta subita dal popolo degli Alani per mano romana proprio sulle pendici della montagna. Leggenda vuole che i fantasmi degli Alani si aggirino ancora tra qui peicchi…

C’è poi la leggenda delle “Quattro Matte”. Si racconta che quattro sorelle – Erica, Gardenia,Genzianella e Rosina- avessero osato mentire ai folletti della montagna dopo aver promesso loro di ritornare… I folletti si arrabbiarono da matti e intonarono una canzone che rese le quattro sorelle dapprima folli, e poi impietrite dalla paura. Le quattro guglie di roccia sono ancora lì… Ma le storie e i racconti sono numerosi e vari: qui ne potete trovare altri.

Da Clusone alla scoperta dei borghi più belli d’Italia

Clusone è Bandiera arancione del Touring Club Italiano da diversi anni, ma non dimentichiamo che non troppo distanti da Clusone ci sono alcuni tra i borghi più belli d’Italia.

  • Gromo (BG). Situato in Alta Valle Seriana, a circa mezz’ora di macchina da Clusone, è storicamente il paese del ferro e dell’acciaio. In epoca medievale produceva splendide armi apprezzate fino a Milano, ed oggi ha mantenuto la sua struttura tipica con case in grossi blocchi di pietra, logge e balconate.
  • Lovere (BG). Dalla montagna al lago. Lovere è un grazioso borgo antico arroccato sulla sponda bergamasca del lago d’Iseo ed è comodamente raggiungibile da Clusone in circa quindici minuti di auto. E’ una delle mete predilette dai clusonesi in cerca di atmosfere rilassate e romantiche: il lungolago raffinato, i palazzi eleganti e la ricchezza della vita culturale la rendono imperdibile.
  • Montisola (BS). Qui ci allontaniamo un po’, ma non poi così tanto. Il comune di Monte Isola, situato sull’isola lacustre più grande d’Europa, merita decisamente l’inserimento tra i borghi più belli d’Italia perché pare sempre un po’ fuori dal tempo. I traghetti per Monte Isola partono a cadenza regolare anche da Lovere.

Clusone e baradèi, una questione di nomi e soprannomi

Quella del nome è una questione ancora dibattuta. La versione più accreditata è quella secondo cui “Clusone” deriverebbe dal latino Clausus, cioè luogo chiuso e circondato da monti (come effettivamente Clusone è), trasformato poi in Clausonium su documenti medievali.

Una seconda ipotesi vorrebbe invece far risalire il nome della cittadina ai termini Clisione e Clusione, a loro volta derivanti dalla latina parola Ecclesia. Ancora, alcuni sostengono che il nome provenga da clivus, cioè salita, e questo troverebbe spiegazione nel fatto che tutta la cittadina si sviluppa – appunto – in salita fino alla Basilica di Santa Maria Assunta.

Tutto ciò ha importanza o forse non poi così tanta, visto che per indicare se stessi i clusonesi usano la parola dialettale baradèi (“baradelli” in italiano), che etimologicamente con “Clusone” c’azzecca ben poco.

La spiegazione va cercata altrove. “Baradello” è una parola di origine celtica e significa letteralmente “luogo alto e fortificato”: la cittadina di Clusone è situata in quello che da sempre è un crocevia di strade importanti per la zona e si sviluppa tutta su più livelli, collegati tra loro in uno slargo centrale. Lo indovinate il nome, vero? Piazza Baradello non è né la piazza più grande di Clusone né la più bella, ma i clusonesi ci sono estremamente affezionati.

Nomi e scötöm: la curiosa tradizione bergamasca dei soprannomi

Se vi capiterà di parlare con un bergamasco doc – e se riuscirete a capirne il dialetto, cosa non scontata – vi renderete conto che spesso i bergamaschi utilizzano in modo curioso una gran varietà di appellativi. Quello degli scötömo soprannomi, è un fenomeno tipico delle valli bergamasche fin dal Seicento ed è evidente nei nomignoli che gli abitanti dei diversi paesi si affibbiavano l’un l’altro, la cui traccia è rimasta nel parlato locale.

I titoli parlavano delle caratteristiche della gente del luogo, si usavano per farsi beffe dei vicini o ridicolizzare i rivali.

Ai clusonesi “baradèi” è andata bene, se si guarda ad altri “titoli” decisamente più coloriti: solo per restare nei dintorni di Clusone, abbiamo i gài a Rovetta (letteralmente “galli”), i bòcia a Fino del Monte (“bambini”), i càvre ad Ardesio (“le capre”), i burlapòm di Premolo (“mele che cascano”) e via dicendo. Ogni paese ha il suo.

Famiglie e soprannomi di Clusone

Non solo! Spesso questa abitudine si è radicata anche all’interno degli stessi paesi per identificare i diversi rami di una stessa famiglia, i membri di un ceppo o per differenziare famiglie diverse con il medesimo cognome. Di fatto, lo scötöm o scurmagna era una sorta di titolo sociale cittadino. A Clusone questa era – ed è tutt’ora – un’usanza diffusissima.

Nella cittadina esistono ad esempio migliaia di Balduzzi. Se quindi un’anziana signora mi rivolge la fatidica domanda “Set fiòla de chi?” (“Di chi sei figlia?”), non ha senso che le risponda con nome e cognome dei miei genitori. Dovrò dire che sono una Balduzzi del ramo Matinì, soprannome legato probabilmente all’abitudine dei miei avi contadini di svegliarsi molto presto al mattino (tratto che non ho ereditato, ahimè). La nonna paterna era una Scandelùna, mentre la nonna materna era un po’ Marculina e un po’ Pirlina.

Capite che la cosa si fa articolata.

Ho sempre trovato la questione dei soprannomi così esilarante da non capire come mai non sia usata per promuovere il territorio di Clusone. Fa pensare a un luogo vissuto e amato, da scoprire in tutti i suoi meandri storici, culturali, naturalistici. Cosa che, ça va sans dire, io vi consiglio di fare assolutamente.

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