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Irlanda d’oceano: le isole Aran

“Sotto i muri di Inishmore / ho nascosto un pensiero / Che venisse cambiato / Con qualcosa di vero.” (“Inishmore”, Cisco e la Casa del Vento)

Mi sono affidata alle parole di Cisco dei Modena City Ramblers per iniziare a parlare delle isole Aran, Oileáin Árann in lingua gaelica.

Inis Mòr, Inis Meàin e Inis Oìrr: gli ultimi tre pietrosi baluardi di terra prima dei flutti dell’oceano Atlantico. Gli ultimi tre sassi che l’isola di smeraldo ha regalato al mare, prima di cedere il passo alle onde.

Alla scoperta delle isole Aran

Le isole Aran sono dei tavolati di pietra calcarea nella baia di Galway, protesi nell’oceano e tagliate sulla superficie da infiniti muretti a secco. Pochi, pochissimi alberi. Cottage bianchi qua e là. Pareti sbriciolate dalle onde. Una rete di sentieri e stradine che conducono lungo le coste, a toccare rade spiagge candide e si frantumano in scogli neri, aguzzi.

Non mi è facile parlarne. Fatico a descrivere delle isole dove l’umano è sottrazione, parole comprese, e la natura invece elevata all’ennesima potenza, a qualcosa di molto simile ad una forza brutale e selvatica, aspra e stupenda.

Perché vedere le Isole Aran?

Probabilmente chi va in Irlanda alla ricerca di arte, storia e musei si ferma a Dublino. Chi invece sceglie di immergersi nella natura strana e nei paesaggi di Eire, mette in conto di “vivere” qualcosa più che di “vedere” qualcosa. Valeva per Doolin e vale anche per le isole Aran: tecnicamente sono posti dimenticati da Dio, piccoli e sperduti, con pochi abitanti e tante pecore e tanto vento ed una vita abbastanza grama, ancora del tutto legata alle bizze della natura.

Eppure c’è qualcosa di disarmante nell’ammirare la natura dove l’uomo ancora non è riuscito a plasmarla. Fa sentire meravigliosamente piccoli e stupidamente meschini. Tutto si ridimensiona e torna alla dimensione umana più autentica, di piccolo essere davanti alla potenza e alla sublime bellezza della natura. “Solo dinanzi alla nuda roccia”, la condizione che ciascuno dovrebbe provare almeno una volta nella vita.

Le isole Aran, emozioni di nuda roccia

Si visitano le isole Aran per assaporare una condizione di fragilità umana, per sentire il cuore mancare un battito dinnanzi alla maestosità degli scorci, per percepirsi piccoli piccoli e per godere di quel gusto della scoperta e della meraviglia che probabilmente provavano i nostri antenati davanti alla natura possente.

Le si visita per provare a vedere le colonie di foche, il forte preistorico di Dun Aengus, la vasca naturale del Worm Hole (a Inishmore) e i numerosi siti storici e preistorici, memorie di tempi antichissimi.

Ci si va anche per conoscere la centenaria tradizione dei maglioni delle Aran, i cui nodi diversi erano il simbolo delle diverse famiglie di pescatori dell’isola

Come andare?

I traghetti per le isole Aran partono da Doolin nel Burren,oppure da Rossaveal nel Connemara.

Numerose compagnie di tour organizzati propongono il pacchetto comprensivo di autobus (andata e ritorno da Galway a Rossaveal) e traghetto. Devo dire che è un’opzione abbastanza comoda e non particolarmente invasiva: una volta giunti alle isole si è liberi di muoversi come si vuole.  L’unica pecca è che questi tour fanno tappa quasi esclusivamente a Inishmore, la più grande e frequentata delle tre isole (e l’unica che io sia riuscita a vedere).

Nota doverosa: attrezzatevi se soffrite il mal di mare. Il tragitto in barca non è lunghissimo – circa tre quarti d’ora – ma si dondola parecchio. Io vi ho avvisati.

Volendo, si possono raggiungere le Aran anche in aereo grazie alla compagnia Aer Arann, che collega l’aeroporto regionale del Connemara alle tre isole. Qui il sito della compagnia, dove reperire prezzi e orari.

Inishmore: geografia di un’isola estrema

“Le vite qui hanno quella strana qualità che si trova nelle leggende.” (John Millington Synge)

Poco più di ottocento abitanti sparpagliati per un’isola di 42 chilometri quadrati. Alberi rachitici, prati verdi e un patchwork di muretti a secco costituiscono la cifra descrittiva di Inishmore, la maggiore delle isole Aran, il cui nome gaelico Inis Mòr significa appunto “isola grande”.

Delle tre isole Aran, Inishmore è la più lontana dalla terraferma. Forse è anche la più turistica, oggigiorno, eppure è difficile definire turistico un posto del genere. Troppo selvaggio, troppo ostile, troppo scarno. Troppo sublime nell’accezione romantica del termine.

In ogni caso non riesco a condannare chi – dopo secoli di sopravvivenza guadagnata strappando al mare e alla roccia poco pesce e qualche patata – sceglie di investire sul turismo per rilanciare la propria terra. Soprattutto perché comunque non si tratta di un turismo invasivo e distruttivo.

Kilronan

La maggior parte degli abitanti di Inishmore stanno a Kilronan (Cill Rònàin), il centro abitato principale dell’isola e attracco dei traghetti da Doolin e da Rossaveal. E’ qui che si possono trovare anche i pub, i negozietti di souvenir, il centro informazioni e le botteghe. Il resto dell’isola è di proprietà del vento e del mare.

Come visitare Inishmore?

Sulle isole Aran gli unici a poter tenere l’automobile sono gli abitanti del posto, il che significa che i turisti sono praticamente costretti a visitare i luoghi con una certa lentezza, assaporandoli muretto a secco dopo muretto a secco. Inishmore si può visitare in quattro modi diversi.

Quali?

  1. PULLMINO. Sostanzialmente si tratta di mini tour proposti dai residenti ai vari turisti che scendono dall’aliscafo. Il giro è sempre lo stesso e tocca i vari punti panoramici e archeologici dell’isola senza grandi difficoltà o fatiche.
  2. CALESSE. Bellissimo soprattutto se riuscite a decifrare la parlata anglo-gaelica dei conducenti, quasi tutti anziani del posto scavati dal vento e dall’oceano. Probabilmente è l’unico modo per entrare veramente in contatto con la cultura antica di queste isole dimenticate.
  3. BICICLETTA. Noleggiare le biciclette per fare il giro dell’isola è facilissimo. Non appena il traghetto attacca a Kilronan, infatti, si trovano subito due o tre posti attrezzatissimi. Il costo è sempre lo stesso – indicativamente 10/15 € per l’intera giornata – e le biciclette sono comode, veloci e offrono un modo molto pratico per godersi l’isola con lentezza… Ma raggiungere tutti i posti che si desiderano.
  4. A PIEDI. Caro buon vecchio metodo del camminare. Camminare a Inishmore permette di assaporare un ritmo di vita tutto suo: l’ondulato verde-grigio dell’isola quadrettato da muretti a secco si srotola man mano davanti agli occhi e a piedi non si perde mezza sfumatura. L’unico accorgimento è…. Ricordare che dovete anche tornare indietro, quindi calcolate il tempo necessario per arrivare al molo in tempo per il vostro traghetto di rientro.

Cosa fare a Inishmore?

Ovviamente, decidere cosa fare a Inishmore dipende dalla quantità di tempo che potete dedicare all’isola. Se avete deciso di fermarvi qualche giorno, probabilmente avrete modo di girarla in largo e in lungo, di sedervi ad ascoltare un po’ di musica irlandese nei pub e di assaporare quella particolarissima condizione di equilibrio e contemplazione tipica dei posti-frontiera. Le possibilità di alloggio non mancano: qui potrete trovare informazioni per tutte le tasche e le esigenze.

Se invece avete a disposizione soltanto una giornata, non preoccupatevi: riuscirete comunque ad innamorarvi di questa isola selvaggia.

Inishmore vanta un buon numero di siti storici e preistorici degni di una visita, ma soprattutto è un mix perfettamente simbiotico tra vita umana e possanza naturale.

Dùn Aengus

Tra le cose migliori da vedere, vale senza dubbio la pena di citare il Dùn Aengus (Dùn Aonghasa), importante sito archeologico risalente all’età del Bronzo (I millennio aC). Denominato “il più magnifico monumento barbarico d’Europa”, il Dùn Aengus – o Forte di Aengus – è un forte preistorico costituito da quattro semicerchi concentrici posti sull’orlo di una colossale scogliera calcarea che cade a picco sull’Atlantico.

Non si sa con esattezza chi sia Aengus. Secondo la leggenda, Aengus apparteneva ad una dinastia cacciata dalle proprie terre nella contea di Meath nei secoli precedenti. Un’altra possibilità è che si tratti di Aengus Mac Natfraich, re di Cashel nel V secolo DC e con affiliazioni dinastiche alle Aran. Ancora, potrebbe trattarsi di un personaggio del pantheon celtico pagano e pre-cristiano.

Informazioni pratiche

Per accedere al Dùn Aengus si lasciano biciclette, calessi o pullmini all’altezza del villaggio di Kilmurvey e del Dùn Aengus Visitor Centre e si salgono i gradini e il sentiero fino al forte e alla scogliera. Non è particolarmente  faticoso, ma occhio quando sarete in cima: il vento è molto forte e non ci sono protezioni a riparare dalla scogliera!

Worm Hole

Il Worm Hole (poll na bpeist) è una stupefacente formazione rocciosa lungo la costa meridionale dell’isola di Inishmore, poco distante dal Dùn Aengus. In quel tratto, infatti,  l’oceano si scaglia con tutta la sua forza contro le balconate di roccia, creando una specie di piscina naturale di forma rettangolare che si riempie e si svuota con il riflusso delle onde.

E’ un posto di bellezza quasi primitiva. Il fatto che le indicazioni per arrivarci siano scritte con la vernice sui sassi rende il tutto un po’ comico, ma fa parte dei giochi.

Seal Colony e spiaggia di Kilmurvey

Percorrendo la costa settentrionale di Inishmore, poco prima della (bianchissima e quasi caraibica) spiaggia di Kilmurvey, c’è un punto panoramico dove rischierete di trovare sempre un bel po’ di gente in attesa. Il motivo? Le foche!

L’insenatura ospita infatti una colonia di simpaticissime foche che fanno il bagno o si asciugano sugli scogli. Non si avvicinano al bagnasciuga ed è quindi meglio avere con sé un binocolo o una macchina fotografica con un buono zoom: ne varrà la pena!

Anche la spiaggia di Kilmurvey merita una visita, se non altro per ammirare la sua sabbia finissima e bianca e le acque cristalline della baia. Un vero peccato che il vento e il freddo facciano passare qualsiasi velleità natatoria.

Le “Seven Churches” e St. Breacan’s Church

Le “Sette chiese” (Na Seacht Teampall, in gaelico) sono un sito archeologico e meta di pellegrinaggi tra i più antichi del paese. Il nome si riferisce probabilmente al numero degli edifici che le componevano, anche se oggi sono visibili i resti di soltanto due costruzioni: St. Breacan’s Church (Tempall Bhreacàn, risalente al V secolo DC,  ed una seconda chiesa aggiunta invece in seguito (Teampall an Phoill).

Valgono una visita?

Forse sì, forse no. Sono rovine: alcuni le adorano, altri le trovano insignificanti.

Io credo però che in un luogo come l’Irlanda, dove la spiritualità ha rivestito fin dall’antichità un ruolo importante nel plasmarne le vicende e la storia,abbia sempre un senso cercare di capire anche queste radici religiose.

 I maglioni delle isole Aran, tra artigianato e leggenda

Uno degli elementi più caratteristici delle isole Aran sono senza dubbio i tipici maglioni di lana. Ben lungi dal costituire esclusivamente un capo di abbigliamento, la lavorazione dei maglioni delle Aran affonda le sue radici nell’identità stessa di questi fieri e coriacei isolani.

Ah, una cosa: non sono economici. Non pensate di portarvi a casa un maglione delle Aran a 20 euro, per capirci. Ma sono di fattura così squisita e di lana così spessa che vale la pena farci un pensiero.

Realizzati in ottima lana locale,  si caratterizzano per la presenza di numerosi e diversificati ricami e intrecci. Scoperti negli anni Cinquanta dal grande pubblico internazionale, hanno per secoli costituito la cifra identitaria delle diverse famiglie di pescatori e contadini delle Aran.

Un maglione delle Aran originale poteva richiedere anche sei mesi di lavoro a maglia per stringere gli oltre 100mila nodi che lo costituivano. Realizzati originariamente con lana non lavata (fortunatamente su questa cosa poi si è lavorato…), erano inoltre impermeabili e per questo perfettamente funzionali alla vita sulle isole.

Non solo: l’eredità artigiana e storica di questi capi di abbigliamento si ritrova nei nodi utilizzati nei ricami. Le diverse combinazioni non erano casuali: ciascuna famiglia o ciascun clan aveva il suo ricamo e questo permetteva il riconoscimento dei corpi di quei pescatori e marinai che venivano inghiottiti dal mare.

Lugubre? Forse. Eppure la tradizione dei differenti nodi è stata tramandata di famiglia in famiglia e contribuisce a tracciare una storia complessa e articolata, seppur umile. Le figure riscontrabili nei ricami sono inoltre  riprese dalla tradizione dell’arte celtica, e comparandone i disegni sono state trovate similitudini con quelli archeologici e neolitici di Newgrange, nella contea di Meath!

Qui il sito dei maglioni di Aran originali, dove potrete trovare informazioni e curiosità storiche.

Le illustrazioni sono realizzate da Martin Cambriglia, con cui ho scoperto le isole Aran per la prima volta 🙂

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