Strongyle. Kalliste. Thera. Santorini. Quanti nomi per un’isola così piccola. Quanti nomi per quest’isola anomala delle Cicladi, nata sul vulcano e dal vulcano distrutta e riplasmata. Quanti nomi, per questa bellissima terra a mezzaluna dirupata nel mar Egeo e dipinta dai tramonti considerati i più romantici del mondo.

Siamo arrivati a Santorini per caso, quasi completamente digiuni di Grecia e senza la benché minima idea di cosa avremmo trovato. Santorini ci aveva chiamati un po’ per sfida quando, con un last minute che più last minute non si può, eravamo stati costretti dalle defezioni di Ryanair a cambiare la meta delle nostre tardive e agognate vacanze: andare dove?, ci eravamo chiesti. Volevamo un posto caldo, un po’ di mare, paesaggi selvaggi e spazi vuoti da esplorare a piedi e così abbiamo optato per Santorini. Praticamente a scatola chiusa, con un ragionamento del tipo “ci piace il nome e ci ispira la Grecia”, salvo poi scoprire che Santorini è anche meta prediletta di pieni di soldi e turisti d’assalto. E lì era arrivata l’inquietudine: “Vedi mica che andiamo in una trappola per turisti, mannaggia, e noi che volevamo assaporare la vera Grecia”.

Insomma, eravamo partiti un po’ pensierosi. Poi siamo atterrati nel minuscolo aeroporto, siamo arrivati “a casa”… E niente, Santorini non è soltanto hotel di lusso e infinity pools affacciate sulla caldera. Andando due passi oltre la scorza patinata che ne presentano le agenzie viaggi, abbiamo trovato una terra ambigua e seduttiva. Quale che sia la faccia che scegli di vedere, ti conquista.

L’abbiamo scoperto sulla nostra pelle, che porta ancora l’impronta dei meltémi e il profumo del timo di quest’isola aspra, malinconica e antica.

Santorini oltre gli hotel di lusso

Santorini, dicevo, è un po’ bipolare, perché ha due facce: c’è la Santorini in tacchi a spillo e ammantata di profumo, e quella in ciabatte che sa un po’ di pita gyros e di muli.

La prima è un mondo scintillante che si concentra tra Firà e Oia, nella cascata di hotel a cinque stelle dalle architetture tradizionali cicladiche rivisitate per ficcarci jacuzzi open air, ristoranti stellati e piscine affacciate sul vuoto della caldera. Suggestivo, romantico e perfetto per scattare foto da un sacco di like per Instagram (digitate #santorini nella barra delle ricerche, se non ci credete).

Solo che Santorini è molto più di questo. È molto più autentica di questo.

La secondo faccia di Santorini è scalcagnata, polverosa, antica. È sfuggente e struggente, come se fosse restata qualche passo indietro rispetto alla sua controfigura fighetta.

È fatta di chioschi e negozietti che paiono fermi agli anni Ottanta (o forse anche prima), di ritmi lenti, di tavernette con le tovaglie di carta e la musica tradizionale di sottofondo, di anziani greci dalla pelle bruciata e lo sguardo rassegnato davanti all’invasione di quad e motorini.

È fatta di cacca di mulo, di aria di mare, di cantieri abbandonati e carcasse di auto, e di una povertà diffusa che racconta la stessa Grecia arruffata, stanca e impoverita dei telegiornali.

Ma è fatta anche di sorrisi splendidi, di uomini e donne che si illuminano quando sentono una straniera ringraziarli con “efcharistò” e salutarli con “kalimera” all’arrivo e “ja sas” all’arrivederci.

È fatta di paesini immobili e senza tempo che i turisti attraversano senza vedere, presi come sono dalla spasmodica ricerca delle location più segnalate: i mulini di Oia, la Red Beach, gli scavi archeologici.

Probabilmente siamo riusciti a intravedere questo lato di Santorini perché ci siamo andati a inizio ottobre, quando la marea dei mesi estivi stava rifluendo lasciandosi alle spalle quel senso di tirare il fiato e riporre le cose che hanno i luoghi turistici quando si chiude la stagione.

Santorini e il vulcano

Il merito della particolarità di Santorini sta nella sua stessa storia naturale. L’isola deve infatti la sua forma attuale all’eruzione del vulcano di Thera, nel 1600 aC circa e al successivo collasso della camera magmatica nel mare, che distrusse gran parte dell’isola e creò la caldera.

L’eruzione di Thera è stata ritenuta essere addirittura più devastante di quella di Krakatoa del 1883, e secondo alcuni studi è collegata ad una serie di sconvolgimenti climatici significativi e al declino o distruzione di antichissime civiltà particolarmente avanzate.

Un esempio è quella minoica di Akrotiri, i cui resti sono ad oggi visitabili e parlano di una civiltà ricca, pacifica e capace di sviluppare architetture a più piani, sistemi fognari e prodotti artigianali e artistici di rilievo. Di quella civiltà nulla è rimasto se non la città, sepolta per millenni sotto strati di cenere e lapilli: a differenza di Pompei, però, non sono stati rinvenuti corpi umani. Probabilmente gli abitanti della bella Akrotiri erano riusciti ad allontanarsi prima della tremenda eruzione, ma cosa ne sia poi stato di loro nessuno sa dirlo.

A me piace pensare che alcuni, di quella che è stata talvolta identificata come la Atlantide descritta da Platone, siano riusciti a salvarsi anche al maremoto che seguì l’eruzione…

Quel che restò di Santorini – anzi, di “Strongyle” la Rotonda, o di “Kalliste” la Bellissima, come era chiamata l’isola per via della sua forma e della vegetazione lussureggiante che la ricopriva – fu una mezzaluna di terra dirupata nel mare e le due isole di Thirasia e Aspronisi. L’attività vulcanica riprese poi tra il 197 aC e il 1427, dando origine all’isolotto di Palea Kameni, e proseguì fino al XVIII secolo, quando emerse Nea Kameni: i nomi significano rispettivamente “Vecchia bruciata” e “Nuova bruciata”. A parte Thirasia, le isole sono disabitate e Nea Kameni è sito scientifico protetto e sotto costante monitoraggio.

Sull’isola organizzano tantissimi tour nella caldera: si visita il vulcano, si cammina con le guide su Nea Kameni, si fa il bagno alle Hot Springs, si visita Thirasia e – nei tour completi – si arriva fino ad Oia, per ammirare il tramonto.

Io vi consiglio di prendervi un giorno per il tour. Camminare nel paesaggio lunare e bruciato del vulcano e vedere da lontano le pareti della caldera è qualcosa che toglie il fiato, e non si può capire Santorini se non si prova a capire il vulcano che l’ha creata.

A testimoniare il passato (e presente) vulcanico dell’area sono i colori: niente spiagge di soffice sabbia candida e mare azzurro a Santorini, ma piuttosto strisciate di rocce rosse sangue tuffate in un mar Egeo color blu scuro, chilometriche spiagge di ciottoli neri roventi sotto il sole, distese di detriti e pomici arancioni, neri, bianchi e rossi; e soprattutto un paesaggio scarno e lunare, quasi totalmente privo di alberi, con i paesi aggrappati sui bordi della caldera come stormi di gabbiani bianchi pronti a spiccare il volo.

Si può davvero non sentirla la sottile e struggente malia di questa Atlantide, questo grembo di roccia che ha cullato antichissime civiltà, questa isola di pietra e vento nata dal ventre caldo e distruttivo della terra?

Discovering Santorini

Le due anime di Santorini si riflettono anche sulla sua geografia.

La costa occidentale è la caldera e i paesi che vi si affacciano – Firà (capoluogo dell’isola), Firostefani, Imerovigli e Oia – stanno alcune centinaia di metri a picco sul mare. La costa orientale invece si appiana e lascia spazio a terrazzamenti, coltivazioni di viti, la pista dell’aeroporto e una costellazione di villaggi e paesini dai nomi evocativi: Finikìa, Porì, Messarià, Pyrgos, Emboriò, Megalochori, Kamari, Perissa, Akrotiri, Monolithos, Karteràdos.

Per scoprire Santorini come si deve, quindi, ci sono principalmente due opzioni: noleggiare un’auto, un motorino o un quad, oppure affidarsi al trasporto pubblico. Noi abbiamo pensato bene di affidarci alla combo pullman + gambe, scegliendo di esplorare l’isola un po’ a piedi e un po’ muovendoci qua e là con i mezzi pubblici.

  • PRO: la bellezza dei paesaggi, i profumi, la libertà di fermarsi o proseguire, la lentezza che permette ai luoghi di entrare dentro fino all’osso. Inoltre, prendere i mezzi significa calarsi davvero nel posto che si sta visitando invece che sfiorarlo soltanto.
  • CONTRO: a Santorini tutte le strade (e i pullman) portano a Firà e beccare le coincidenze per i posti meno battuti è un’impresa. Quanto al camminare, beh… Le strade carrozzabili non hanno i marciapiedi, quindi era o sterrato o rischio vita ad ogni curva.

Ciò detto, Santorini offre una varietà incredibile di paesaggi e di stimoli per gli amanti del trekking.

Alcuni esempi?

La camminata sulla caldera. Andare a piedi da Firà a Oia significa prendersi quattro o cinque ore di respiro a pieni polmoni. Il tracciato attraversa Firostefani, prosegue fino a Imerovigli (situato nel punto più alto della caldera, davanti alla scogliera di Skàros) e poi si inerpica fino al Mikrò Profìtis Ilìs, scende e risale lungo le rocce rosse del Kokkino Vounò e del Megalò Vounò per poi scendere nuovamente verso Finikìa e la rinomata Oia. È un percorso lungo e a tratti difficile – il sentiero è pieno di detriti – ma ripaga ampiamente la fatica con le splendide vedute che offre.

Da Akrotiri al faro. È un percorso meno lungo e impegnativo del precedente: dura un’ora e mezza circa e non presenta grandi difficoltà. Parte dal bellissimo e suggestivo villaggio di Akrotiri e giunge fino al faro, situato sull’estrema punta sud-occidentale dell’isola, attraversando superando campi, fattorie e tavernette. Consiglio: fatelo nel tardo pomeriggio, così potrete godere del tramonto al faro.

I porti e le scalette di Santorini. A Santorini preparatevi a trovare gradini ovunque. Le scale sono onnipresenti. Le più significative sono quelle che collegano i porti – situati ovviamente a livello mare – ai villaggi aggrappati qualche centinaio di metri più sopra, sulla caldera. Dal porto di Firà, ad esempio, parte una tortuosa scalinata di 589 gradini che non finiscono mai… A meno che non scegliate una delle altre due possibilità: la funicolare o il mulo. Stesso discorso, funicolare a parte, per i porti di Armeni e di Ammoudi di Oia, anche se i gradini sono un po’ di meno. Dove c’è una scalinata, a Santorini c’è un guidatore di muli che vi propone un passaggio per salire. Consiglio: accettatelo. È un’esperienza interessante, fa parte delle tradizioni locali e soprattutto c’è chi ci porta a casa il pane conducendo i muli per i turisti.

Da Perissa all’antica Thera. Sul Mesa Vounò, l’unico brandello di terra granitica e non vulcanica che troverete a Santorini, si possono visitare le rovine di un’antica città dorica affacciata sul mare, Thera, risalente al 900 aC. Da Kamari sale una strada asfaltata abbastanza comoda, mentre da Perissa il sentiero è più ripido e impegnativo (anche in questo caso, è possibile salire in mulo), ma ne vale la pena… Le rovine sono sorprendenti e il paesaggio pure. Inoltre, lungo il percorso si può visitare la cappella di Agìa Katefiàni, una cappellina bianca scavata nella roccia.

Unusual Santorini: piccoli ricordi non scontati

Di Santorini ci siamo portati a casa impressioni forti, contrastanti talvolta, ma bellissime. Ci aspettavamo un’isola scintillante, abbiamo trovato un’isola vera. E sono i dettagli che la rendono tale a mancarci, ora che siamo tornati…

Oia e la caccia al tramonto perfetto. Difficile spiegare la frenesia sacrale che pervade Oia quando si avvicina l’ora del tramonto. La gente si accalca verso qualunque gradino o terrazza che si affacci sul mare, affolla i dehor dei locali, si stringe lungo i parapetti o sulla scala che conduce al porto di Ammoudi per osservare il sole che cala nell’Egeo, colorando di rosa e lilla la cascata di casette bianche e mulini… Forse il paesaggio più iconico di tutte le Cicladi. Quando infine il sole tramonta, tutto il pubblico si lascia andare ad un applauso liberatorio. Pur nella frenesia-da-foto-indimenticabile, c’è qualcosa di bellissimo nel vedere tante persone che si fermano per ammirare un tramonto, sempre e ogni sera, come una specie di rito.

I gatti. Se decidete di visitare Santorini e siete un po’ gattari dentro come noi, sappiate che ci lascerete un pezzetto di cuore anche grazie alle miriadi di micini e micetti che la abitano. Come ogni cosa su quest’isola, anche i gatti si dividono in due categorie: quelli domestici e ben pasciuti, e quelli randagi e spelacchiati che popolano quasi ogni angolo in ombra o ogni cantiere abbandonato. Consiglio: portate sempre con voi dei croccantini.

I controllori sui pullman. Ovvero, coloro ai quali bisogna affidarsi sperando di riuscire a scendere alla fermata giusta. “Affidarsi” significa salire, fargli capire la destinazione e poi stare all’erta: le fermate vengono annunciate gridando, letteralmente: “PYRGOOOOS!”, “ME-GA-LO-CHO-RIII!”, “PERISSAAAAAA – BOB’S BAR!”. Il tutto in un adorabile anglo-greco tanto suggestivo quanto incomprensibile.

I negozi. E non sto parlando di quelli eleganti e raffinati di Firà e Oia: mi riferisco ai chioschetti sgangherati e polverosi in mezzo al niente, oppure ai minimarket che vendono tutto il vendibile possibile – dalle prese elettriche agli assorbenti – o ancora, alle bakery 24h con il loro assortimento di caffè espresso (circa), baklava, torte, focacce e pizze. Micromondi a sé, soprattutto quando li si frequenta in orari insoliti come la notte o l’alba… Un giorno, dopo aver ammirato il sorgere del sole dalla spiaggia di Perissa, siamo andati a prendere un caffè: nella bakery erano seduti quattro o cinque anziani che giocavano a carte nel retro del locale (erano le sette del mattino).

La cucina tipica greca. Io amo la cucina e le taverne greche, passo e chiudo. Le amo e basta, di quell’amore incondizionato che si prova per i luoghi in cui ti senti a tuo agio e mangi da dio. Saranno la musica di sottofondo, un po’ malinconica, oppure le seggiole di legno e paglia, o ancora i pergolati carichi di fiori, o la gentilezza delle famiglie che gestiscono questi piccoli locali? Chissà. Probabilmente il merito è anche della cucina in sé: il cibo greco è rustico, avvolgente e saporito, e ricorda un po’ la cucina della nonna, carica e familiare. Nota a margine: la moussaka è l’anello di congiunzione tra la parmigiana e la lasagna. E vogliamo parlare della purea di fave con capperi e cipolle rosse?

L’Atlantis Bookshop. Non potevo non citare questa bellissima libreria. L’Atlantis Bookshop si trova nel centro di Oia: è la libreria più affollata, caotica e densa d’amore per i libri che abbia mai visto. C’è un ottimo repertorio in tante lingue – italiano compreso – più una selezione di testi di filosofia, mitologia ellenica, prime edizioni. Il tutto in una location angusta ma suggestiva. Comprare un libro all’Atlantis Bookshop probabilmente aiuta la sua sopravvivenza, quindi…. Comprate!

Il bianco e il blu. Santorini è il posto dove la luce prende consistenza, dove il bianco ha corpo e sostanza e dove il blu è strappato dal mare per decorare le finestre, le cupole delle chiese, le palizzate. Ho ancora negli occhi i contrasti cromatici netti, densi, degli scorci di Santorini: le cascate di buganvillee fucsia sui pergolati, il candore accecante delle case dipinte a calce….

Come si fa – mi chiedo ora che sono tornata in Italia – a sopravvivere, privati di tutti quei colori e di tante semplice bellezza? Sarà questo a mancarmi di più, di quella terra strana, figlia del vulcano, erede della bella Atlantide sommersa.

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