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La Valzurio e le Marmitte dei Giganti, tra salti d’acqua e vecchie baite

In provincia di Bergamo c’è una piccola valle sconosciuta ai più. Nascosta dall’ombra delle più celebri vicine – la Val Seriana e la conca della Presolana – la Valzurio è un gioiellino di valle montana che pare più vicina alle fate e agli elfi che agli esseri umani.

Sarà merito della sua relativa marginalità? Della strada tutta curve che la collega al resto del mondo? Chissà. Certo è che quassù il tempo pare essersi fermato.

Colpevolmente devo ammettere che io stessa ho scoperto la Valzurio soltanto l’anno scorso. E pensare che vi ho abitato a due passi di distanza per più di venticinque anni! Mea culpa. Resta comunque un fatto certo: i piccolissimi borghi, le baite e i fienili che punteggiano i pendii e le acque celesti e impetuose dell’Ogna rendono la “Valle Azzurra” una meta indimenticabile. 

Valzurio, tra baite e acque azzurre

La Valzurio prende il nome dall’omonimo paesino, frazione del comune di Oltressenda Alta, che si trova all’inizio della valle. Quando parlo di paesini intendo proprio paesini: Oltressenda Alta fa meno di 200 abitanti e Valzurio ha probabilmente più parcheggi che residenti.

Una curiosità: pur essendoci Oltressenda Alta, non esiste un’Oltressenda Bassa. Misteri della bergamasca. Si tratta inoltre di un comune sparso, composto dalle due frazioni di Nasolino e Valzurio.

Oltressenda Alta e Valzurio – come molti altri paesi di montagna italiani – hanno scontato sulla loro pelle le problematiche legate alla guerra e alla Resistenza. Il 14 luglio 1944 infatti la località di Valzurio venne data alle fiamme perché sospettata dalle truppe nazi-fasciste di dare rifugio ai partigiani locali. L’episodio, noto come “rastrellamento di Oltressenda Alta”, fu seguito da una seconda retata pochi giorni dopo, il 22 luglio. In totale le vittime furono cinque.

 

Come arrivare a Valzurio

Raggiungere la Valzurio non è poi così difficile. Valle laterale sì, ma le indicazioni sono chiare (e non c’è modo di sbagliare, la strada è una e va in un’unica direzione).

Si percorra quindi la Val Seriana fino al comune di Villa d’Ogna, e da lì si seguano le indicazioni per Nasolino prima (743 m) e per Valzurio poi (814 m).  A questo punto potete scegliere se fermarvi al borgo – graziosissimo, con ancora la tipica architettura montana ben evidente nella struttura delle baite e nella conformazione del paese – o se proseguire in auto fino a Spinelli, dove termina la strada asfaltata e si può parcheggiare. Una cosa importante: la strada sterrata si può percorrere con fuoristrada soltanto se muniti di permesso (costa 5 euro e lo si compra al bar del paese).

Un’atmosfera antica, quassù

Già arrivando in auto vi renderete conto di una cosa strana. Man mano che la strada sale, man mano che le pareti della valle si stringono, man mano che si scorgono i ribollii dell’Ogna sul fondovalle, il mondo “normale” si fa sempre più distante.

Qui in Valzurio è possibile riscoprire quasi con meraviglia un mondo montano che spesso si dà per perso o che si vorrebbe “impacchettato” a dovere per i turisti.

Chiesa di Santa Margherita a Valzurio (Wikipedia)

Ma non c’è niente di tutto questo quassù: i turisti sono pochi, baite e fienili assolvono ancora alla loro funzione originaria, i campanacci delle mucche al pascolo in lontananza parlano di una vita contadina ancora attiva e a dettare le ore sono le campane. Con qualche fermento! Come accade un po’ dappertutto, anche qui sono sempre più numerosi i giovani che cercano di valorizzare il territorio in chiave moderna… Ma senza snaturarlo. Se volete conoscerne un esempio interessante, fate una capatina alla Baita Valle Azzurra (e già che ci siete fermatevi a mangiare qualcosa, il chilometro zero qui è davvero autentico!).

Il territorio in Valzurio è ancora legato a ritmi antichi. La natura incontaminata ben si presta ad essere scoperta in ogni stagione: se in inverno sono possibili percorsi di scialpinismo e di “ciaspolate” (escursioni con le racchette da neve), in autunno i boschi di faggi, aceri e abeti esplodono nei mille colori del foliage. In estate e in primavera, invece, è facile percorrere le antiche vie di boscaioli e carbonai, per andare alla ricerca delle testimonianze storiche della vita valligiana, tra baite in pietra, miniere e mulattiere.

Gambe in spalla alla scoperta della Valzurio

 

Credo che una delle cose migliori di questo angolino di bergamasca sia la possibilità di godere della sua bellezza senza bisogno di fare troppa fatica. E’, insomma, un posto che accoglie tanto i trekker esperti quanto i camminatori alla ricerca di rilassanti passeggiate a contatto con una natura ancora incontaminata.

Le Baite del Möschel

Non si può parlare della Valzurio senza partire dalla Piana del Möschel (1265 m) e delle sue baite, El Möschel in dialetto locale. Queste qui sotto, per l’esattezza. Avete presente Heidi, no? Ecco, ci siamo capiti.

Provate a immaginare i profumi: erba, fieno, fiori di montagna. Provate a sentire i rumori. “Quali rumori?”. Appunto. Vento tra gli alberi e campanacci in lontananza, e forse di tanto in tanto l’abbaiare di un cane.

E’ difficile spiegare la pace che trasmette questo posto. Sarà che la camminata per raggiungere la conca è davvero piacevole, sarà che la sagoma del Monte Ferrante leva il fiato… Fatto sta che si riesce a sentirsi pacificati con tutto quanto, quando il sentiero si apre e ci si trova davanti a questa conca di prati verdeggianti e piccole baite alpine.

Per raggiungere la piana del Möschel ci sono due opzioni, entrambe molto facili.

  • Dalla località Spinelli (dove avete parcheggiato l’auto, ricordate?) potete seguire comodamente l’ampia strada sterrata. Ad un certo punto incontrerete el Selter Ruì, un piccolo edificio costruito in passato per sfruttare le fredde correnti sotterranee che percorrono la montagna. Veniva usato da contadini e casari come frigorifero naturale per conservare latte e formaggio, ed è possibile guardare dentro per sentire il freddo. Ingegnosi, i nostri nonni.
  • Sempre partendo dalla località Spinelli, si può anche percorrere il sentiero CAI 340, che risale il torrente Ogna tra boschi di faggio e aceri.

 

Le Marmitte dei Giganti

Amanti di torrenti, cascate e acque selvagge, questa è per voi!

Poco oltre la conca del Möschel, lungo il corso dell’Ogna, si raggiungerà un secondo posto magico, le Marmitte dei Giganti.

Un nome evocativo, che parla di tempi antichi in cui l’uomo ancora non era padrone di queste valli e che a me in qualche modo trasmette sempre una grande emozione.

Ma che cosa sono le Marmitte dei Giganti? Si tratta di una serie di conche cilindriche scavate dall’acqua nell’alveo del torrente Ogna. Non siamo lontani dalle sorgenti: l’acqua è cristallina e turbolenta mentre scorre sulle rocce. Collegate tra loro da suggestive cascate, le marmitte si aprono una dopo l’altra in sequenza, come limpide piscine.

Qualcuno che osa tuffarsi lo troverete di certo, ma ci vuole un bel coraggio: l’acqua è gelida pure a Ferragosto.

Altre escursioni in Valzurio

Dalla frazione di Valzurio è possibile salire anche in località Colle Palazzo, una passeggiata comoda che conduce al gruppetto di case e baite che identifica la località: da Colle Palazzo è possibile partire per altre escursioni più impegnative.

Visto che però io non le ho fatte (sotto sotto sono un po’ pigra, con gran scorno della mia montanara famiglia), vi lascio un interessante link in cui sono descritte con cura tutte le possibili escursioni in Valzurio.

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