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Viaggio a Marettimo, l’ultima Itaca del Mediterraneo

Prima di essere un’isola reale, Marettimo è una sagoma all’orizzonte. La foschia ne sfuma i contorni in lontananza e così è una montagna sospesa sul mare. Gli aliscafi a volte ci arrivano e a volte no: dipende dai venti. L’ultimo paradiso incontaminato del Mediterraneo è un lembo di terra roccioso e aspro, gettato al largo della costa di Trapani e forse dimenticato lì: poca gente, poche spiagge, pochissima vita mondana. Grotte e rocce, sentieri e pendii di rosmarino selvatico.

Marettimo, terza delle Egadi, è Hierà Nesòs, l’isola sacra degli antichi. La nostra Itaca italiana.

Marettimo, la selvaggia delle Egadi

Nell’aria che all’inizio di aprile è frizzante pure a Trapani, Marettimo ci aspettava immobile e severa. Dalla terraferma la separano circa 20 miglia marine, che si traducono in un’ora e mezza di aliscafo. Dal porto vivace e mondano di Favignana si passa al porticciolo della minuscola e colorata Levanzo, e poi dritti verso Marettimo, che galleggia sulla linea dell’orizzonte e tu non riesci a capire se ci arriverai davvero oppure no.

 

Ma ci arrivi, alla fine. Il paesino bianco e blu abbraccia Punta San Simone e le barche che attraccano. Alle sue spalle i pendii di montagna si gettano ripidi nel mare.

Diciamolo subito: lasciate perdere Marettimo se cercate una vacanza comoda. Perché Marettimo è tante cose – bellissima, sacrale, suggestiva, mozzafiato – ma comoda proprio no. Non regala niente di niente. Ti fa sudare la sua bellezza per capire se sei adatto a lei oppure no. In un certo senso, fa selezione naturale. E va bene così.

Geografia di un’isola esigente

Pur non essendo grandissima – ha una superficie poco più grande di 12 chilometri quadrati – l’isola ha una personalità e un carattere tutti suoi. E’ sia mare che montagna. Sulle vette del Pizzo Falcone e del Pizzo Telegrafo spira aria salmastra e il colore dominante è il blu, mare e cielo e orizzonte fusi insieme. A livello d’acqua, la natura dell’isola si traduce in grotte come ferite azzurre nella montagna.

Impossibile scindere acqua e terra, a Marettimo.

I sentieri che la percorrono sono mantenuti stagione dopo stagione dalla Forestale, che recupera sia i vecchi muretti a secco che le mulattiere. L’unico insediamento umano è il paese, frazione del comune di Favignana, che conta poco meno di 700 abitanti. Il numero scende nei mesi invernali: la maggior parte dei marettimari ha casa anche a Trapani e nei mesi freddi migra. L’inverno a Marettimo me lo immagino denso di sale e di strida di gabbiano.

“Com’è l’inverno a Marettimo?”, abbiamo chiesto un giorno a Giovanni, proprietario del bar ristorante La Scaletta, un’aria più da lupo di mare che da cuoco. “Eh – ha risposto lui – Ci devi essere nato”. 

Se quindi state preparando una vacanza a Marettimo, sappiatelo: l’isola ha due anime. Mare e montagna. Bassa e alta stagione. Isola con e isola senza turisti.

Noi abbiamo scelto di visitarla nell’accezione meno comune: montagna, bassa stagione, isola senza turisti. E posso dirlo senza esitare: è stata un’esperienza unica.

Marettimo in bassa stagione, un’isola deserta e dai ritmi lenti

Il paese di Marettimo è l’unico insediamento dell’isola e pare uscito da una cartolina. Una cartolina deserta, abbiamo pensato quando l’abbiamo attraversato la prima volta: erano le due del pomeriggio di un giovedì di aprile e noi – da bravi milanesi – non riuscivamo a concepire di non trovare in giro neanche un’anima.

Mica avevamo immaginato che in aprile l’isola fosse ancora ben lontana dalla frenesia della stagione turistica: le barche tirate a terra, le botteghe chiuse, i pescatori concentrati sul loro lavoro parlavano di una terra dove la vita scorre lenta. Una delle poche rimaste, forse.

Marettimo è un posto in cui fuori stagione ci sono solo due destini possibili: o ti adatti, o sei condannato allo scoramento. Fare resistenza ai ritmi e alle regole non scritte di questa piccola comunità di coriacei pescatori significa essere destinati alla delusione: troppo vento, troppi saliscendi, troppa fatica per qualsiasi cosa, fosse anche solo per capire gli orari di apertura dei negozi.

Entrare nel gioco significa invece cose del tipo:

  • accettare che no, stamattina non hai comprato il pane e quindi fino a domani ti attacchi perché per oggi il pane è finito;
  • interiorizzare il fatto che il ristorante aperto in questa stagione è solo uno, quindi o quello… O quello;
  • capire che “pesce fresco comprato al mattino al molo dai pescatori” è molto romantico, ma a inizio aprile significa zerri (ritunni) e boghe ogni-santo-giorno (nota doverosa: le boghe sono piene di spine);

    Il nostro pasto per una settimana…
  • accettare il fatto che se soffia scirocco forte magari l’aliscafo con cui devi tornare a Trapani non attracca o non parte, e poco importa che tu abbia il volo di rientro proprio quella sera.
  • Rassegnarti: non esistono spiagge di sabbia. Esistono calette più o meno grandi, da raggiungere camminando. E il servizio taxi in barca in bassa stagione non è previsto;
  • Eccetera.

Una volta capite le dinamiche e lasciata da parte la tendenza tutta cittadina a voler controllare sempre tutto, Marettimo è capace di regalare giornate e momenti di rara intensità, paesaggi di incontaminata bellezza e un’umanità schietta e sincera, che resta nel cuore.

Cosa fare a Marettimo?

La prima cosa che si consiglia a chi si reca a Marettimo è la visita in barca alle grotte. Era uno dei nostri obiettivi, ma ci siamo dovuti rassegnare alla combo “bassa stagione” + “scirocco”. Tradotto: se anche ci fossero state barche turistiche in mare (e non ce n’erano in questa stagione), non avremmo potuto vedere le grotte perché i venti lo rendevano impossibile.

Barche in secca…

Buono a sapersi: ci siamo goduti gli altri aspetti dell’isola.

Comunque, per il grotte-tour basta chiedere un po’ in giro. Più o meno tutti i pescatori di Marettimo offrono questo servizio o sapranno indicarvi qualcuno che lo effettua. Potrete scegliere tra il giro semplice o le varianti più “romantiche”, al tramonto e con pranzo o cena a bordo. Dipende dal tempo che avete a disposizione, dai vostri programmi e anche dal vostro portafoglio.

Trekking

Armatevi di scarponcini da montagna se andate a Marettimo, mi raccomando!

La maggior parte della sua bellezza terrestre si sviluppa infatti di dislivello in dislivello, offrendo allo sguardo continui rimbalzi tra cielo e mare. Preparatevi ai profumi – quelli penetranti e resinosi dei pini, o quelli aromatici del rosmarino, dell’artemisia, della ruta – e preparatevi a tenere la macchina fotografica sempre a portata di mano: ogni scorcio è un piccolo miracolo d’azzurro e verde. Preparatevi soprattutto ad un’esperienza fatta di costanti vis-a-vis con la natura.

Sarà che era bassa stagione, sarà che l’isola sta un po’ lontana da tutto: fatto sta che durante le escursioni abbiamo incontrato pochissima gente. Giusto un paio di trekker francesi o olandesi. In compenso abbiamo incrociato capre selvatiche, un muflone in corsa, falchi, conigli selvatici, bisce e gabbiani.

Importante! Non tutti gli itinerari sono alla portata di tutti: alcuni percorsi sono indubbiamente semplici, altri richiedono una certa preparazione e altri ancora sono ufficialmente bollati come “difficili” e riservati ad escursionisti esperti. In ogni caso i  sentieri sono ben segnalati da caratteristici cartelli di legno: l’unica cosa che lascia leggermente perplessi sono le indicazioni dei tempi di percorrenza… Ma forse questi dipendono più che altro dalla forma fisica di chi li percorre.

Gli itinerari che vi riporto sono quelli che abbiamo “testato” e su cui posso darvi un parere reale. Potete vedere tutti i percorsi sulla cartina qui sotto (fornita dall’associazione CSRT “Marettimo”).

Dal paese alle Case Romane

E’ la camminata classica del soggiorno marettimaro: quasi mi vergogno a chiamarla trekking, perché di fatto è più che altro una bella passeggiata.

Dal centro abitato, infatti, in circa venti minuti di strada lastricata nella pineta si raggiungono dapprima il Cimitero del Calvario – il vecchio camposanto, in disuso dalla fine dell’Ottocento – e poi il sito archeologico delle Case Romane, da cui si domina il mare con le sagome di Levanzo, di Favignana e della costa trapanese all’orizzonte.

Le Case Romane comprendono i resti di diversi edifici di epoca romana e bizantina. A noi è rimasta particolarmente impressa la chiesetta bizantina, una meraviglia di spiritualità e raccoglimento. Prendetevi qualche minuto di silenzio lì dentro: vi ricaricherà per l’intera giornata.

E’ un posto di rara pace, perfetto se cercate una camminata facile e piacevole. Dalle Case Romane, inoltre, partono diversi altri sentieri più impegnativi.

Dal paese alla Praia dei Nacchi

La Praia dei Nacchi è l’unica spiaggia che si potrebbe definire “comoda”. Per tre motivi:

  • Si raggiunge dal paese in meno di un quarto d’ora;
  • Il tragitto per arrivarci è facile;
  • E’ composta di ciottoli tondi e levigati, per cui ci si può sdraiare comodamente.

L’ho inserita tra le escursioni perché è il genere di meta perfetta per rilassarsi dopo scampagnate più impegnative. La spiaggia è molto suggestiva, circondata da scogli e rivolta verso la Punta Basano, il punto più meridionale di Marettimo.

Dalle Case Romane al Pizzo Falcone

Con i suoi 686 metri di altitudine, il Pizzo Falcone è il punto più elevato dell’isola: da lassù si gode di una vista mozzafiato sul mare tutt’attorno all’isola, sulla vicina Sicilia e sull’orizzonte che punta fino in Tunisia.

E’ il punto ideale dove mangiare un panino, sentirsi pacificati con il mondo e rifiutarsi di pensare che prima o poi bisognerà tornare a Milano. In quel momento non conta null’altro che il qui e ora (nonostante il vento). 

La salita, di circa un’ora e mezza partendo dalle Case Romane, alterna salite molto ripide a tratti più dolci. In generale, comunque, l’abbiamo trovata un’escursione di medio livello e che richiede un minimo di attenzione, soprattutto quando il sentiero si fa stretto. Attenzione anche all’ultimo tratto, dove è necessario salire lungo alcune rocce arrampicandosi con le mani: nulla di infattibile, ma è giusto saperlo.

Poco prima di raggiungere la vetta, il sentiero offre un bellissimo scorcio della parte occidentale dell’isola, con i suoi verdi valloni che scendono nel mare. E’ il punto in cui abbiamo rischiato una collisione frontale con il muflone: un’esperienza che non vi dico.

Dal paese al castello di Punta Troia

La sagoma di Punta Troia, con la sua forma a muso di maiale che emerge dall’acqua (“troia” in dialetto locale significa appunto “scrofa”), vi farà compagnia durante tutto il vostro soggiorno a Marettimo e diventerà il soggetto preferito delle vostre fotografie: durante il giorno, all’alba, al tramonto, di notte, in ogni caso il promontorio ci sarà.

Inutile dire che un’escursione fino al castello che lo sovrasta è quasi obbligata.

Questo blu, per capirci

Il sentiero è tutto un saliscendi lungo i canaloni che solcano il lato orientale dell’isola: si cammina immersi nella macchia mediterranea e si ha praticamente sempre il blu del mare sulla destra. Mi raccomando, prestate attenzione! In alcuni tratti il sentiero è a strapiombo e con un piede in fallo può diventare pericoloso. Quando ormai penserete di essere a destinazione, vi aspetta una ripida discesa a zig zag sopra il munzeddo i sale (“mucchio di sale”), un cumulo di detriti che conduce dritti al pianoro che anticipa Punta Troia.

A questo punto potete scegliere. A destra e sinistra vi aspetta il mare (Scalo Maestro o Cala Manione). Davanti a voi, invece, c’è la Fortezza Bastiani di Buzzati…. Cioè il Castello di Punta Troia. Vi consiglio assolutamente di fare un ultimo sforzo e salire fin lassù.

Antica torre di avvistamento saracena – Marettimo restò sotto il dominio arabo per circa 300 anni, dall’827 dC al 1078 dC, assumendo il nome di Gaziràt Malitimah -la struttura fu successivamente convertita a castello difensivo e a prigione politica.  Oggi offre un panorama che da solo vale tutta la fatica fatta per arrivarci.

Per noi Punta Troia è stato il battesimo e il commiato all’isola: l’abbiamo raggiunta sia il primo giorno che l’ultimo. E’ un’escursione bellissima, perché in un’ora e mezza circa ti sbatte in faccia sia la ruvidezza che la ricchezza di questo posto un po’ magico.

Dal paese al Faro di Punta Libeccio, passando per la Carcaredda

Non si può lasciare Marettimo prima di aver raggiunto almeno una volta il suo faro, in prossimità di Punta Libeccio, sul versante occidentale dell’isola. I motivi sono due: l’escursione al faro è abbastanza facile (quindi non avete scuse), e la storia della struttura è – come spesso capita per i fari – molto suggestiva.

Costruito nel 1860, il faro ha una portata luminosa di 36 miglia e la sua luce arriva a intrecciarsi con quella del faro di Capo Bon, in Tunisia. Storia vuole che  il faro di Marettimo sia ancora in piedi grazie al coraggio di uomo, l’ufficiale di marina Enrico Mario Aristogitone Palumbo Grandinetti, che nel 1942 – in piena seconda Guerra mondiale – si rifiutò di far esplodere il faro come gli era stato ordinato. Per non incappare nell’accusa di tradimento, egli decise quindi di far deflagrare l’esplosivo poco distante, conquistandosi così il rispetto e la stima dei marettimari. Qui invece potete trovare una delicata intervista a Bonaventura Venza, guardiano del faro dal 1968 fino alla sua chiusura.

Per raggiungere il faro, mettete in conto all’incirca due ore di cammino: il sentiero non presenta grossi dislivelli ed è largo e ben segnalato. Il primo tratto si snoda in una bella pineta, fino a raggiungere la cosiddetta “Carcaredda”: è una piccola casetta della Forestale circondata da pini d’Aleppo, dove troverete anche tavoli e panchine per mangiare comodamente. Potete ristorarvi qui un attimo prima di proseguire.

Poco dopo la Carcaredda il paesaggio muta, si fa più ampio e permette di gettare lo sguardo sul lato occidentale di Marettimo. Il faro vi compare davanti prima che ve ne accorgiate: chiuso e deserto, sovrasta il mare con la sua torre bianca.

Ascoltate il vento, lasciate che vi strappi via tutti i pensieri e le preoccupazioni: soltanto allora potrete avviarvi per ritornare al paese.

Dal sentiero per il Faro è possibile anche scendere alla spiaggia del Cretazzo, prendendo una deviazione abbastanza ben segnalata.

Escursioni naturalistiche

Una cosa è importante saperla: Marettimo è un paradiso non soltanto per i trekker, ma anche per gli appassionati di botanica, di flora e di fauna.

Il fatto di essersi staccata dalla terraferma molti anni prima delle altre isole delle Egadi ha fatto sì che la flora e la fauna di Marettimo sviluppassero dei caratteri tutti particolari: sull’isola sono presenti infatti numerose specie endemiche e rare. Se a questo ci aggiungiamo la mancanza di automobili – sono ammesse solo quelle dei residenti – e la lontananza dalla costa siciliana, è facile capire il motivo per cui fin dai tempi antichi quest’isola si è meritata il soprannome di “Isola Sacra”.

E’ un’isola delle erbe e degli aromi, e non è un caso che sia stata oggetto dell’interesse dei botanici fin dai primi dell’Ottocento.

Affidarsi a chi conosce non soltanto i sentieri, ma anche le piante dell’isola e il loro utilizzo è un modo affascinante e inusuale per conoscere a fondo le peculiarità di Marettimo.

Potete chiedere dritte al piccolo e documentatissimo Museo del Mare, oppure informarvi presso il vostro bed and breakfast: l’isola è così piccola che tutti gli abitanti si conoscono tra loro. Potranno tranquillamente indirizzarvi alla persona giusta.

Un salto al Museo del Mare

Dopo averlo visitato (per caso), vi dico senza esitazione alcuna che il Museo del Mare, delle Attività, delle Tradizioni Marinare e dell’Emigrazione merita una visita. Assolutamente.

La merita perché è difficile capire fino in fondo Marettimo senza conoscerne la storia, e la sua storia è strettamente legata al mare. La merita anche perché è una piccola realtà di pregio, portata avanti con cura e dedizione da trent’anni dall’associazione CSRT “Marettimo”, che si occupa di recuperare e tutelare anche il patrimonio folkloristico e immateriale dell’Isola Sacra.

Al museo potrete trovare una vasta esposizione di attrezzi da pesca (nasse, ami, polene, ancora, reti) e di reperti archeologici e naturalistici. Ci sono inoltre libri, fotografie d’epoca, pubblicazioni e documentazioni storiche, nonché guide aggiornate e mappe con i sentieri.

Nel piccolo locale c’è soprattutto un’atmosfera di grande cura e amore per la propria terra.

Il museo è a ingresso libero. Si può eventualmente lasciare un contributo per le attività dell’associazione. Lo trovate in via Scalo Vecchio, di fronte al ristorante “Il Pirata”, ma prima contattate l’associazione per essere certi di trovarlo aperto (tel. 0923-923000 / acsrtmarettimo@libero.it).

Curiosità sulla storia di Marettimo, tra realtà e leggenda

Come tutti i luoghi un po’ sospesi, anche Marettimo è un po’ mito e un po’ realtà. La sua storia è plasmata da innumerevoli, piccole storie che a volte si perdono nella leggenda e costituiscono il nucleo di folklore e tradizioni della piccola isola. Non ci credete?

Eccovi alcuni esempi

  • La definizione di Hierà Nèsos, Isola Sacra, pare derivi da un qualche antico culto delle acque: Marettimo infatti è ricca di sorgenti d’acqua dolce.

    Sorgente sul sentiero per Punta Troia
  • Un luogo comune vuole che l’attuale nome Marettimo sia giustificato dalla grande presenza di timo: in realtà è un’informazione errata, perché è il rosmarino – e non il timo – ad abbondare sull’isola.
  • Sebbene Marettimo compaia nei documenti storici soltanto a seguito della Battaglia delle Egadi che pose fine alla prima Guerra Punica (10 marzo 241 aC), pare che fosse abitata già in tempi preistorici. Questo lo sappiamo non solo grazie al ritrovamento di reperti archeologici del 2.000-5.000 aC, ma anche grazie ad una scoperta sorprendente: cinque massi verticali e simmetrici rivenuti presso le Case Romane, perfettamente allineati con il sorgere del sole in occasione degli equinozi di primavera e autunno! Lo stesso si ritrova anche in simili allineamenti di origine neolitica in giro per l’Europa.
  • Marettimo è stata per lunghi secoli approdo e ricettacolo di pirati di ogni risma. Tanti dei nomi popolari assegnati alle coste del lato occidentale si rifanno a questa tradizione un po’ corsara. 
  • L’eredità dei marettimari non si limita alla Sicilia. Grandi esperti dell’arte del pescare e nella salatura del pesce, quando furono costretti a emigrare a cavallo tra Ottocento e Novecento portarono con sé tutta la loro sapienza. Possiamo trovare comunità di marettimari in Tunisia (pochissimi, ormai), dove avevano prosperato con la raccolta delle spugne, e in Portogallo, dove alcuni mastri salatori aprirono stabilimenti per la conservazione del pesce azzurro in scatola. Ma ne possiamo trovare anche negli Stati Uniti, precisamente in California e in Alaska!
  • Sebbene ora sia un’isola selvatica, abbiamo saputo che fino a cinquant’anni fa Marettimo era quasi totalmente coltivata a vigneti, ulivi e alberi da frutto. La testimonianza dell’antica vocazione agricola di Marettimo emerge dalla quantità di muretti a secco che percorre l’isola ancora oggi.

Marettimo, l’Itaca italiana

Una delle leggende più suggestive su Marettimo è quella che la designerebbe come Itaca, la patria di Ulisse.

Secondo la cosiddetta “teoria trapanese dell’Odissea”, elaborata dallo scrittore, fotografo e traduttore inglese Samuel Butler alla fine dell’Ottocento, a scrivere l’Odissea sarebbe stata una donna trapanese circa un millennio prima di Cristo: in questa interpretazione, Marettimo coinciderebbe proprio con Itaca!

Per approfondire i suoi studi in merito, Butler trascorse sull’isola alcuni giorni dell’agosto 1894, scattando alcune foto che sono ad oggi la più antica documentazione fotografica esistente su Marettimo. Potete vederne delle copie presso il Museo del Mare

Piccola isola, grande cuore

“Trovata Marettimo, ritrovi te stesso”.

E’ una frase che ho sentito ripetere spesso, riguardo a quest’isola magica (perché io ne sono convinta davvero, che ci sia della magia qui!). Che sia vera o no, non so ancora dirlo: ma certo è che Marettimo entra un po’ sottopelle.

Imparare ad amare Marettimo

Forse il merito è delle sue stradine bianche, immobili, con case mangiate dal sale e abbellite con griglie e inferriate blu, piastrelle di ceramica dipinta per indicare il nome di chi vi abita e seggioline sull’uscio aperto. I pescatori si siedono per strada ad aggiustare le reti, il pesce agli abitanti è venduto porta a porta con una carriola e gli anziani vestiti di nero di siedono per ore a mirare il mare. La chiesetta rimane aperta fino a notte inoltrata e la quantità di stelle che affolla il cielo di quest’isola non si può raccontare.

Noi ci siamo fermati sull’isola per una settimana. L’abbiamo girata in largo e in lungo, abbiamo fotografato ogni fiore che catturava la nostra attenzione, abbiamo respirato mille volte a pieni polmoni l’inebriante profumo del rosmarino selvatico e accarezzato tutti i cani e i gatti del paese.

Alla fine, Marettimo o la ami o la odi. Ma solo se la si ama lei ricambia l’affetto. Ti accoglie. Ti sorride. Ti fa sentire a casa.

Lo fanno i suoi paesaggi e lo fa la sua gente. Dopo una settimana, avevamo stretto amicizia con i pescatori bruciati dal sole e dal mare, le signore si fermavano a chiacchierare del più e del meno per strada, gli abitanti in qualche modo ci avevano adottati. Ci chiedevano cosa avevamo visto e ci consigliavano itinerari. Ci  spiegavano come cucinare il pesce pescato. Prendevano  bonariamente in giro il nostro ingenuo stupore cittadino. Ci raccontavano le loro storie.

Voci dall’isola

Peppe

Come Mimma, anziana proprietaria di una botteghina di alimentari e souvenir lungo via Chiusa, che ci ha narrato come ha perso marito e figlio maggiore in mare ormai 19 anni or sono. “Mi hanno detto di andare al molo, che loro stavano arrivando con la barca. Io sono andata ad aspettarli. E ho aspettato”.

Oppure come Peppe, pescatore, che ogni giorno gira per le strade di Marettimo con la carriola piena di pesce e la bilancia. “Agli anziani lo porto fuori casa – racconta -, qua c’è gente che il pesce lo mangia pure a colazione. Prima avevo due pescherecci e giravo, ora sono fisso a Marettimo: pesco e d’estate porto in giro i turisti”.

Pippo è ormai volto di punta nella comunità di pescatori marettimara. “Lo intervistano sempre”, racconta sua moglie Maria mentre ci serve il pesce (boghe e ritunni, ovviamente). Pippo ha un viso grosso e abbronzato, folti baffi scuri, indossa una tuta gialla impermeabile mentre, seduto nella sua barca, toglie il pescato dalle reti. Ci spiega che le reti si mettono a mare la sera e poi bisogna tornare al mattino presto a tirarle su. Ci racconta che il problema spesso sono i delfini che rompono le reti: notti di duro lavoro per non pescare quasi niente. “E’ dura – ammette Maria – E’ una vita dura, questa”. Pippo e Maria sono marettimari doc: nati e cresciuti sull’isola.

Sono figli della loro terra come lo è Giovanni, del bar La Scaletta. “Tanti se ne vanno a Trapani d’inverno – racconta -, ma io no. Che ci vado a fare? Resto qua. Provaci, a stare qua in inverno: duri un anno, forse due, poi impazzisci. Ci devi essere nato”.

Anche Vito è un figlio innamorato  di Marettimo.  E’ lui l’anima del Museo del Mare e dell’associazione che lo gestisce. Per Marettimo sogna un ritorno dei giovani, progetti di crescita sostenibili, negozi e botteghe che aprono anziché chiudere. “Vorrei che la gente tornasse. Che si tornasse a viverla di progetti e idee, quest’isola. Se non lo fanno i giovani…”.

 

“Ma, di qua o al di là del mare, di là del Mediterraneo o dell’Atlantico, quest’isola aspra, forte, impervia, questa granitica, alta fortezza sopra il mare d’una bellezza impareggiabile, pura come un’alba del mondo, questa roccia di caverne di luce e di smeraldo, questa terra delle acque e delle erbe, del timo, del lauro, del mirto, delle api e del miele, degli uccelli, profondamente s’incide nel cuore, nella memoria di chi va e di chi resta.”  (Vincenzo Consolo)

Nel prossimo articolo vi darò un po’ di consigli e informazioni utili su Marettimo: come arrivare, dove dormire e mangiare, cosa non deve assolutamente mancare nella vostra valigia…

 

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