Letture

“Wild”, una storia di fuga e di rinascita lungo il Pacific Crest Trail

Ho conosciuto Cheryl Strayed per caso, quando mi ha ammiccato complice dallo scaffale “letteratura di viaggio” della libreria. Lei, il suo profilo sovrastato dallo zaino e il panorama verde, un po’ nebbioso, che sfumava dietro il titolo “Wild” e la recensione di Nick Hornby:

“Uno dei migliori libri che ho letto negli ultimi dieci anni.”

Non ho mai scelto un libro sulla base delle recensioni entusiastiche riportate in copertina. Eppure, quello autobiografico della Strayed mi è capitato tra le mani proprio quando avevo bisogno di lui e della storia dolorosa e coraggiosa che narrava tra le sue pagine.

“Wild” di Cheryl Strayed, in solitaria per 4.000 miglia

“Wild” non è né un romanzo né il manifesto ideologico di una scelta radicale: è una storia personale, nuda e cruda come possono esserlo soltanto le testimonianze di vita vissuta.

Racconta il viaggio di Cheryl lungo le 4000 miglia del Pacific Crest Trail, dal deserto del Mojave in California fino allo stato di Washington, e il suo percorso di rinascita durante i tre mesi di trekking in solitaria. Totalmente fuori allenamento e reduce a 26 anni di una vita sfasciata sotto qualsiasi punto di vista, Cheryl Strayed si lancia nella grande impresa con uno zaino enorme e pesantissimo ed un’unica consapevolezza: non può fare altro. La sua rinascita può – forse – passare da lì.

Rimasta orfana dell’amata madre, da poco divorziata dal marito e con una giovinezza disordinata e difficile, Cheryl è lontana anni luce sia dall’idealismo di figure come Chris McCandless – lo sfortunato ragazzo narrato in “Into the wild” di Jon Krakauer che, alla ricerca di una vita autentica, perse la vita in Alaska – sia dai tecnicismi degli escursionisti esperti. E’ una ragazza normalissima, fatta a pezzi dalla vita e dotata in egual misura di incoscienza e di coraggio.

Perché diciamocelo: mettersi a piedi da sola su uno dei trekking più lunghi e impegnativi degli Stati Uniti – il PCT è lungo in totale 4.286 chilometri, si snoda lungo sette catene montuose e venticinque foreste nazionali e volutamente evita in amplissimi tratti la civiltà e le città – significa essere pazzi. E coraggiosi. Soprattutto se sei una giovane donna sull’orlo del baratro.

Perché leggere “Wild”?

Ho letto “Wild” tutto d’un fiato e visto almeno tre volte lo splendido adattamento cinematografico con Reese Witherspoon. E ancora lo rileggerei o rivedrei (il film merita anche per la splendida fotografia).

Cheryl alla fine riesce nella sua grande impresa. Ne esce segnata, rinforzata, totalmente nuova: miglia dopo miglia, incontro dopo incontro, flashback dopo flashback rimette insieme i suoi cocci e dolorosamente si ricostruisce tra vesciche ai piedi, pianti, solitudini e momenti di immensa bellezza e ricchezza.

Non è un’eroina, Cheryl Strayed: è solo una giovane donna come tante, costretta a misurarsi con i suoi limiti e capace di superarli, e proprio in quel “solo” si racchiude il grande valore della sua testimonianza. Solo una donna come tante: come me, come tutte. In cui identificarsi è possibile.

“Se il coraggio ti è negato, va’ oltre il coraggio.” (Emily Dickinson, citata da Cheryl Strayed)

 

Informazioni: “Wild – una storia selvaggia di avventura e rinascita” di Cheryl Strayed è stato pubblicato per la prima volta in Italia da Piemme nel 2012. Ne sono state fatte poi diverse ristampe.

 

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